Il comandante dell'Amerigo Vespucci diventa cittadino onorario di Lula
In Comune la cerimonia con il capitano di vascello Giuseppe Lai
Lula Capitano di vascello, contrammiraglio, già comandante del prestigioso veliero della Marina militare Amerigo Vespucci, Giuseppe Lai, 50 anni, si racconta e getta l’ancora anche a Lula dove oggi nella sala consiliare alle 11 gli sarà conferita la cittadinanza onoraria dal sindaco Mario Calia. «Il primo incontro con il mare – racconta – avviene durante le vacanze a San Teodoro, negli anni Ottanta. Un contatto destinato a lasciare un segno profondo». Determinante fu la presenza di uno zio acquisito pugliese, uomo di mare per natura: pesca subacquea, gommone, esplorazioni. Con lui arrivano i ricordi più vivi: le escursioni verso Molara, Molarotto, Tavolara e l’arcipelago di Coda Cavallo, allora ancora accessibili e selvaggi. «In quel contesto nasce anche la paura – aggiunge Lai –. Il mare scuro, segnato dalla posidonia, diventava un mistero insondabile. Non si capiva quanto fosse profondo, cosa nascondesse».
Era un timore reale. Ma proprio accanto a quella paura cresceva qualcosa di opposto: la fascinazione. All’orizzonte comparivano le navi, enormi, silenziose, capaci di dominare il mare e superare il confine visivo dell’isola. Da lì nasce la passione: dalla tensione tra paura e attrazione. I sardi, spesso, non sono identificati come un popolo di navigatori. La loro cultura è prevalentemente legata alla terra, alla pastorizia, a una cucina che racconta più l’entroterra che il mare. Eppure esiste una dimensione diversa, meno evidente ma concreta: marinai pochi, ma estremamente capaci. Persone determinate, abituate al lavoro in silenzio, apprezzate proprio per la loro affidabilità. Nel percorso in Marina, questa realtà si conferma. «A Taranto – continua – l’imbarco avviene in solitudine, unico sardo presente. A La Spezia, invece, si scopre una comunità più ampia. A bordo del Vespucci, in particolare, la componente sarda è significativa: nocchieri, cuochi, tecnici. Non manca neppure il richiamo alle tradizioni culinarie, con fregola e arselle o maialetto condivisi durante le lunghe navigazioni».
Il mare diventa maestro. Insegna che nulla si fa da soli, che il lavoro è sempre frutto di squadra. Mescola le carte, mette alla prova le persone, rivela qualità nascoste. E insegna anche la strategia: non sempre la strada più breve è la migliore, non sempre partire subito significa arrivare prima. Bisogna saper aspettare, osservare vento e correnti, cogliere il momento giusto. «La passione per la vita militare nasce invece dalla figura paterna, maresciallo dei carabinieri. Disciplina, dedizione, senso del dovere: valori che si uniscono alla vocazione per il mare, creando una strada chiara».
Il coronamento arriva con il comando di una nave storica, quasi centenaria, durante un giro del mondo. Non un viaggio completo fin dall’inizio, ma una parte significativa, vissuta intensamente. Dai Caraibi al rientro nel Mediterraneo, quell’esperienza rappresenta la realizzazione del sogno di un bambino che guardava le navi con stupore. Ma il ricordo più forte non è solo professionale: è umano. «L’equipaggio diventa famiglia – rimarca il comandante –. Si condividono mesi, emozioni, scoperte. Dalle visite alle piramidi d’Egitto alle escursioni in Patagonia, ogni momento costruisce legami profondi. Nonostante tutto, il legame con Lula resta intatto. È il luogo dell’identità, dei valori autentici, dell’appartenenza. Anche da lontano, resta un punto fermo».
