La Nuova Sardegna

Nuoro

Il reportage

Santu Frantziscu finisce sul New York Times, 800 pellegrini in cammino verso Lula

di Alessandro Mele

	Santu Frantziscu (servizio fotografico di Massimo Locci)
Santu Frantziscu (servizio fotografico di Massimo Locci)

Record di partecipazioni nel percorso di oltre 30 chilometri che unisce Nuoro e il santuario campestre

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Nuoro Trenta chilometri. Trentatré al massimo. Dipende dal percorso attraverso il quale si sceglie di avventurarsi. Tanto dista il santuario campestre di Lula dalla chiesa del Rosario, nel cuore di Nuoro dalla quale, quest’anno, è partito un numero record di pellegrini. In 800, infatti, nella notte tra il 30 aprile e il 1 maggio, hanno attraversato le campagne e l’oscurità per onorare Santu Frantziscu, i priori Giovanni Farina e Daniela Marongiu e il comitato della più antica e sentita festa dei nuoresi.

C’erano tutti. Ancora una volta. Paolo Ladu, che quei trenta chilometri li percorre completamente scalzo dal 1978 in nome di un’antica promessa; e Zigheddu, il camminatore seriale 88enne originario di Aritzo. Anche quest’anno non ha potuto fare a meno di far timbrare anche tra le cumbessias la sua ormai celebre “carta del pellegrino”.

E questa volta, insieme ai sardi più devoti di ogni generazione e provenienza, c’era anche un inviato del New York Times. Il quotidiano statunitense, infatti, ha messo Assisi e tutti gli altri luoghi francescani della Penisola tra le mete imperdibili per il 2026. L’obbiettivo è quello di celebrare gli 800 anni trascorsi dalla morte del santo patrono d’Italia.

E così, telecamerina alla mano e zainetto sulle spalle, il Times ha documentato la fatica degli 800 pellegrini che si sono avventurati da Marreri a Isalle e nel celebre quanto temuto pettorru e ziu Moro. Ancora, dalla girandola fino a Santa Barbara, per arrivare all’ultima salita che dalla collina di San Nicola porta al santuario campestre.

Non una parola di Italiano, anche se lo stupore non parla mai una lingua specifica. Solo fatica e ammirazione per tutto quel coraggio che non ha mai chiesto niente in cambio; e per l’impegno, una volta giunti nei locali del priorato, di donne e uomini del comitato. Infatti sono appena le 6 del mattino quando comincia a ribollire il pentolone de su filindeu e i piatti cominciano a girare di mano in mano per fare alla pari con le tazze di caffè. Adesso la novena può cominciare. E con essa tutti quei momenti di una festa plurisecolare fatta di regole e doveri non scritti dell’antica società agropastorale.

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