La Nuova Sardegna

Nuoro

L'intervista

Roberto Deriu: «Il principe della Repubblica: il popolo che crede in se stesso»

di Luciano Piras
Roberto Deriu: «Il principe della Repubblica: il popolo che crede in se stesso»

Il nuovo libro del capogruppo Pd in consiglio regionale. «In Sardegna c’è chi fa l’impossibile per evitare di fare ciò che è possibile»

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Nuoro Roberto Deriu controbatte. «L’avrei voluto chiamare “L’antiprincipe” ma poi la modestia ha prevalso». Il capogruppo del Partito democratico in consiglio regionale raccoglie subito l’allusione. Sorride al paragone con Niccolò Machiavelli. «Soprattutto – stronca – volevo parlare del protagonista assoluto del libro: il popolo, che deve essere il vero principe». Così è nato “Il principe della Repubblica”, un manuale di scienza politica appena uscito con la casa editrice romana Castelvecchi e già presentato a Palermo in anteprima nazionale. Prossime tappe a Nuoro (oggi  giovedì 7 maggio 2026, alle 17,30, nella biblioteca Satta), Bitti e Quartu Sant’Elena. «Un’opera di sicura onestà intellettuale» sottolinea in prefazione Arturo Parisi. “Protagonisti e dinamiche della democrazia in Italia”, il sottotitolo. Un saggio critico di dottrina politica, velato e implicito proprio come oltre cinque secoli fa il “De principatibus” diventato poi “Il principe” di Macchiavelli. Una lente di ingrandimento per fare le pulci al potere. Uno stetoscopio per auscultare il cuore della sovranità popolare.

Il popolo sovrano, appunto. Lei vuole continuare a farci credere che è il popolo che decide e tiene le redini della politica? Non sono le segreterie di partito a dettare la linea prima ancora del voto del popolo?

«Voglio che il popolo sovrano creda in se stesso. La democrazia deve mantenere le sue promesse ogni giorno. E ogni giorno noi dobbiamo lottare per questo. “Il principe della Repubblica” è un manuale per ogni democratico che vuole impegnarsi».

Altra parola chiave: impegno. La politica dovrebbe essere impegno, servizio. Oggi cos’è la politica?

«Dobbiamo distinguere tra quello che deve essere e quello che è. Oggi la politica è probabilmente un mestiere, nell’accezione meno nobile del termine, privo di professionalità. Non è l’esercizio di un potere, in questo senso diventa inutile e tradisce le aspettative. Il popolo, quando elegge qualcuno, si aspetta che il potere del quale è titolare, la sovranità, venga esercitato dai suoi rappresentanti. Quando invece i rappresentanti sono piegati alle ragioni esterne, a lobby, alla burocrazia, ai cosiddetti poteri forti, allora c’è il tradimento del mandato popolare».

Forze esterne. Nel libro lei dedica parecchio spazio all’autonomia, in particolare all’autonomia della Sardegna. Ma davvero la Sardegna è una Regione autonoma? Non è Roma che decide al posto della Sardegna?

«Ci sono molte decisioni che vengono prese dalla Sardegna, altre che non vengono prese dalla Sardegna. Molte potrebbe prenderle la Sardegna e invece non le prende. Ci sono anche molti spazi che vengono invasi dallo Stato centrale, ma non per prendere decisioni, il contrario: per evitare che vengano prese. Ricorda la canzone “Si Deus cheret” di Piero Marras? Ad un certo punto dice: “Si vede che c’è un’isola possibile / e perché questo non accada / c’è chi fa l’impossibile”. Ecco: c’è chi fa l’impossibile per evitare che la Sardegna diventi ciò che è possibile che sia».

Gioca con la metrica e con le figure retoriche, Deriu. Passeggia sul colle di Cuccullio, davanti al monastero delle Carmelitane Scalze. Il regno del silenzio. Riflette. E guarda la sua città. “Sotto il cielo infinito di Nuoro”, recita un passo del suo romanzo “La pantera di Bultei”. Sì, perché Roberto Deriu è da una vita che scrive libri. Classe 1969, è stato assessore comunale della Cultura, poi due volte presidente della Provincia e ora è al suo terzo mandato come consigliere regionale.

A partire dal 1998, ha pubblicato diversi saggi e raccolte di poesie. Il nuovissimo “Principe della Repubblica” raccoglie trent’anni di scritti politici.

Dalla Sardegna, il libro passa direttamente alle questioni nazionali, internazionali, globali. Con la sinistra che continua a ripetere che il fascismo è ovunque. È veramente così?

«Non voglio usare la parola “fascismo” in continuazione. “Populismo” sì, invece. Populismo di destra, nel senso che in Italia abbiamo una destra al servizio dei grandi poteri economici internazionali, che hanno tutto l’interesse a mantenere le persone, gli Stati e le risorse sotto controllo. La nazione, la sicurezza, la supremazia, la razza, la religione, i grandi conflitti vengono proposti per distrarre dalle questioni più attinenti alla vita delle masse, eguaglianza, giustizia, solidarietà. A questa destra, in questo momento la sinistra non ha ancora risposto adeguatamente».

In questo scenario qual è il ruolo del presidente della Repubblica? E soprattutto quale sarà il ruolo del prossimo presidente della Repubblica?

«Può sembrare strano che una figura che non è eletta direttamente dal popolo possa svolgere così bene la funzione di garantire i diritti dello stesso popolo e impedire a chi governa di prevaricare sugli altri poteri. È una garanzia anche per le autonomie, le Regioni e lo Stato».

Sinistra e destra. Esistono ancora?

«Esistono, sì che esistono. Nel libro cerco di spiegare che esistono due istanze, il dominio e la rivolta. La conservazione del dominio è propria della destra; la rivolta e le spinte al cambiamento sono proprie della sinistra».

Non a caso, Carlo Sanna, che cura il libro di Deriu, sottolinea che l’autore propone una lettura della realtà politica «radicale e anticonformista: non rientra nei codici dell’ortodossia socialista, né nei canoni classici del popolarismo, ma si muove in uno spazio intermedio e personale, dove si incontrano la cultura democratica, autonomistica, liberale e radicale».

Il suo nuovo libro bilancia teoria e pratica, fondamenti e realtà, analisi e aspirazioni. Parliamo di sanità, per esempio: sempre meno pubblica, sempre più privata...

«In realtà i privati non puntano a svolgere la libera iniziativa nel mercato sanitario nazionale. I privati nella sanità provano ad assicurarsi commesse pubbliche. Si tratta delle famose convenzioni. Il problema è come la Repubblica garantisce un diritto fondamentale come la sanità al cittadino».

E gli aeroporti? In Sardegna gli aeroporti diventano privati ma utilizzano i fondi della Regione per la riqualificazione. Come è possibile?

«Alghero e Olbia hanno già dei proprietari privati. Considerare la Camera di commercio di Cagliari come il baluardo del sistema pubblico mi sembra una forzatura perché è un sistema dominato dai rappresentanti delle categorie degli imprenditori privati, soprattutto degli industriali. Quanto si prova a fare sugli aeroporti sardi, piuttosto, è soltanto un coordinamento degli scali che consenta all’isola di attuare una politica dei trasporti aerei che impedisca di essere ostaggio delle compagnie che fanno i capricci perché vogliono sempre di più e minacciano di andarsene di volta in volta, di anno in anno».

“Il fine giustifica i mezzi”, sosteneva Machiavelli. Vale ancora oggi quest’antica massima?

«No, i fini devono essere giustificati e assoggettati all’interesse del popolo. Questo è il senso della sovranità popolare, dentro la Repubblica, dentro il perimetro dello Stato di diritto, questa – chiude Deriu – è la regola che rende una democrazia sana e che la protegge dalle involuzioni autoritarie».

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