Mamma e figlia morte avvelenate con la ricina: ora c’è un movente – Ecco che cosa sappiamo
Il cerchio si stringe attorno ai familiari, investigatori al lavoro
Dietro il duplice omicidio di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia Sara Di Vita, 15 anni, morte a fine dicembre a Pietracatella (Campobasso) per avvelenamento da ricina, ci sarebbe un possibile movente legato a questioni familiari sul quale stanno lavorando gli investigatori. È quanto emerge da fonti investigative, mentre proseguono in Questura a Campobasso le audizioni di persone informate dei fatti nell'ambito dell'inchiesta coordinata dalla Procura di Larino. La Squadra Mobile continua a raccogliere testimonianze e a incrociare dichiarazioni, movimenti e rapporti personali ricostruiti negli ultimi mesi, nel tentativo di consolidare il quadro investigativo. Secondo quanto si apprende, particolare attenzione è rivolta alle eventuali contraddizioni emerse nelle deposizioni raccolte. Tra gli elementi ritenuti potenzialmente decisivi dagli investigatori ci sarebbe anche la copia forense del telefono di Alice Di Vita, la figlia maggiore della famiglia, già acquisita. Proseguono inoltre le attività tecniche sui dispositivi sequestrati il 4 maggio nell'abitazione di via Risorgimento, rimasta sotto sequestro dal 28 dicembre. Le indagini puntano a chiarire tempi e modalità dell'esposizione alla ricina, sostanza confermata dalle analisi tossicologiche eseguite dal Centro antiveleni Maugeri di Pavia. L’inchiesta procede per duplice omicidio volontario contro ignoti e per omicidio colposo nei confronti di cinque medici dell'ospedale Cardarelli di Campobasso.
Nuova audizione per la cugina di Gianni Di Vita
Intanto sarà ascoltata nuovamente tra domani e l’inizio della prossima settimana Laura Di Vita, la cugina di Gianni Di Vita (marito e padre delle vittime), che ospita lui e la figlia Alice dopo il sequestro dell’abitazione di Pietracatella (Campobasso). La conferma arriva dagli inquirenti. La donna, 40 anni, insegnante di sostegno e ritenuta molto vicina alla famiglia, è già stata ascoltata tre volte dagli investigatori della Squadra Mobile di Campobasso.
