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Nuoro

Sanità

«Accessi vascolari strategici. Così migliora il confort dei pazienti»

di Luciano Piras

	Il dottor Peppino Paffi
Il dottor Peppino Paffi

Nuoro, un nuovo team specialistico all’ospedale San Francesco. Il dottor Paffi: «Il feedback è più che positivo»

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Nuoro «Abbiamo ricevuto fin da subito un feedback più che positivo dai pazienti oncologici che finalmente non dovevano più recarsi in altre sedi per il posizionamento dei Port con evidente aggravio di disagi e stress in una condizione di estrema fragilità». Peppino Paffi, primario del reparto di Anestesia e rianimazione dell’ospedale San Francesco, parla del Port, un dispositivo medico impiantabile sottocute che permette la somministrazione di farmaci nel sistema venoso, particolarmente utile in caso di pazienti oncologici. Il bilancio di oltre un anno di attività con questo nuovo servizio è più che lusinghiero. Da gennaio 2025 ad aprile 2026, sono ben 120 i Port impiantati a Nuoro, tutti andati a buon fine, e quattro le rimozioni per malfunzionamento dello stesso dispositivo impiantato in altri ospedali.

«Dallo scorso marzo, poi – spiega il dottor Paffi –, per venire incontro alle necessità dei pazienti che eseguono la chemioterapia in altre strutture, è stato creato un percorso che prevede l’impianto del Port a pazienti non in carico al Day hospital di Oncologia del San Francesco, viste le lunghe liste di attesa in altri centri della Sardegna».

Come è nato il progetto? Da cosa è scaturita la necessità di dotare l’ospedale di Nuoro di questa procedura al servizio dei pazienti?

«Tutto è nato analizzando e accogliendo un importante disagio dei pazienti oncologici del nostro territorio determinato dal fatto che dovevano recarsi in strutture sanitarie di altre Asl per posizionare i Port per poter somministrare i farmaci chemioterapici».

I primi passi a quando risalgono esattamente?

«Nel settembre del 2024 ho deciso di strutturare nel reparto di Anestesia e rianimazione un servizio per il posizionamento di accessi vascolari, fra cui appunto i Port. Il progetto partiva grazie al fatto che avevamo già in organico dirigenti medici in possesso di una notevole esperienza in posizionamento di cateteri venosi centrali nell’attività quotidiana, pertanto ho ricercato una formatrice altamente specializzata, la dottoressa Silvia Testa, anestesista in servizio all’ospedale di Carmagnola e responsabile HVat (Home vascular access team). Nel gennaio 2025, abbiamo individuato due colleghe anestesiste esperte, le dottoresse Gonaria Noli e Valentina Accardo, e con il pieno supporto della direzione generale aziendale abbiamo iniziato il posizionamento dei Port ai pazienti oncologici del nostro territorio».

Dunque il servizio era dedicato ai pazienti ricoverati a Nuoro in regime di Day hospital in Oncologia?

«Da marzo di quest’anno prendiamo in carico anche pazienti esterni al San Francesco, inviati da altri centri per cure oncologiche».

Come viene eseguito il posizionamento del Port?

«È necessario un intervento chirurgico della durata di 45-60 minuti, in anestesia locale. I pazienti vengono accompagnati in sala operatoria dal personale del reparto di appartenenza e qui presi in carico dalle colleghe anestesista e infermiere di sala».

Quindi la collaborazione tra specialisti e reparti è sempre fondamentale?

«Certo. Abbiamo avuto una immediata e importante collaborazione con l’Oncologia, il Centro accoglienza e servizi e la Radiologia che mette sempre a disposizione il personale in sala operatoria per i controlli radiografici. A ogni paziente viene programmato un controllo radiografico post operatorio, anche la mattina successiva in occasione della medicazione della ferita chirurgica».

Quando si parla di accessi vascolari si intende una vasta gamma di procedure...

«Il Servizio di Anestesia e rianimazione ha da sempre garantito il posizionamento di cateteri venosi centrali e di accessi vascolari periferici in pazienti con difficoltà di reperimento venoso. In questi casi, l’utilizzo dell’ecografia è fondamentale per individuare la sede più idonea al posizionamento. Tuttavia, gli accessi periferici tradizionali (ago cannula) presentano una durata limitata e un’elevata probabilità di dislocazione, con conseguente necessità di ripetute venipunture. Questo comporta disagio per il paziente e un significativo impatto sul carico di lavoro degli operatori».

Da qui l’idea di puntare sugli accessi vascolari?

«Nel periodo post pandemico, gli infermieri del mio reparto mi hanno proposto la creazione di un gruppo infermieristico dedicato all’impianto di dispositivi vascolari avanzati (Picc e Midline). L’obiettivo era offrire ai pazienti un accesso stabile, sicuro e duraturo, riducendo il numero di venipunture e migliorando comfort, sicurezza e continuità terapeutica e valorizzare la professionalità del personale infermieristico stesso. La proposta è stata immediatamente accolta da me, dal dottor Antonello Mura (Incarico di funzione organizzativa, ndr) e dal dottor Alessandro Carrus (direttore delle Professioni sanitarie, ndr)».

Insomma: è nata così la prima équipe specialistica.

«La formazione dei primi cinque infermieri impiantatori è iniziata nell’aprile 2023 ed è durata circa un anno. Parallelamente insieme alla dottoressa Lucia Pitzoi, direttrice della Terapia intensiva, abbiamo sostenuto l’avvio sperimentale del servizio, istituendo una giornata settimanale dedicata agli impianti per i reparti dell’ospedale San Francesco con ottimi risultati».

Quali? Ci dia qualche numero utile a capire...

«Nel 2024 abbiamo effettuato circa 400 accessi. In un secondo step, sono stati formati altri quattro infermieri dell’Anestesia e rianimazione. Nel 2025 siamo saliti a 600 accessi, con un incremento notevole rispetto all’anno precedente. All’inizio del 2024, inoltre, l’Azienda ha bandito una selezione per individuare il personale per costituire il team aziendale per gli accessi vascolari».

Un team multidisciplinare, con medici ospedalieri e territoriali, infermieri e farmacisti.

«Nella stessa graduatoria, del progetto generale – riprende fiato il dottor Peppino Paffi – è stato individuato il responsabile del gruppo di lavoro degli infermieri impiantatori: il dottor Antonio Maria Piras, infermiere in servizio in Anestesia e rianimazione. Sono inoltre entrati a far parte del team impiantatori un infermiere formato nel reparto di Ematologia e due infermieri formati del reparto di Oncologia».

Per un totale di... ?

«Il numero complessivo degli impiantatori è così salito a 12 unità. L’inaugurazione ufficiale del servizio è prevista a breve e si articolerà in due fasi. La prima riguarda l’attività ospedaliera, sarà operativa nei locali della Piattaforma ambulatoriale del San Francesco e sarà diretta dal dottor Francesco Tuvoni. Per i pazienti considerati a rischio, le procedure saranno eseguite nella Terapia intensiva. Alcuni reparti che dispongono di spazi idonei come Oncologia ed Ematologia potranno ospitare gli impianti direttamente. La seconda fase riguarda l’attività territoriale... è prevista l’estensione del servizio sul territorio, con l’obiettivo di raggiungere i pazienti non trasportabili».

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