Non poteva irrigare i terreni e sparò al Consorzio: pesante condanna per il consigliere comunale – La storia
L’agricoltore minacciò un dipendente ed esplose alcuni colpi di pistola dopo che l’ente aveva sigillato il suo contatore a causa della siccità
Siniscola Otto anni di reclusione (con il riconoscimento delle attenuanti generiche e la riduzione per la scelta del rito). Uno in meno rispetto a quanti ne aveva chiesto il pubblico ministero Ireno Satta alla fine della sua requisitoria. Si è concluso nel primo pomeriggio di oggi 7 luglio il processo con rito abbreviato per Giovanni Bomboi, l’allevatore e consigliere comunale 45enne di Siniscola, accusato di tentato omicidio per essersi reso protagonista, il 20 maggio di due anni fa, di un grave episodio nelle campagne del capoluogo baroniese. Doveva rispondere anche della detenzione di arma clandestina, una pistola calibro 7,65 con matricola abrasa, portata in luogo pubblico. Prima che il giudice si ritirasse in camera di consiglio per decidere la sentenza, ci sono state le repliche del pubblico ministero. Satta ha contestato specifici passaggi dell’arringa della difesa, in cui l’avvocato Manconi aveva sostenuto che l’imputato, pur avendo esploso alcuni colpi di pistola, non aveva svuotato l’intera arma, e soprattutto, non era intenzionato ad uccidere. Secondo il difensore, infatti, i colpi erano stati indirizzati verso il basso, quando ormai i dipendenti del Consorzio si erano già messi al sicuro. Parere contrario è stato espresso ieri dalla pubblica accusa che, oltre a ribadire che l’imputato aveva sparato con l’intento di ammazzare, ha sottolineato come l’evento non si sia verificato per cause indipendenti dalla sua volontà. Ad attestarlo le dichiarazioni, assolutamente attendibili, di Edoardo Cabras, persona offesa e parte civile nel processo insieme al Consorzio di bonifica della Sardegna, con l’avvocato Basilio Brodu, che da subito aveva sostenuto che i colpi erano stati esplosi ad altezza d’uomo verso di lui, quando ancora nel piazzale dell’ente c’erano altri dipendenti.
La vicenda
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la mattina del 20 maggio 2024 l’imputato si era presentato in località Overi, dove si trova la sede dell’ente consortile, e dopo aver minacciato Cabras dicendogli che “sarebbe finita male”, aveva esploso diversi colpi di pistola verso di lui. L’imputato non sarebbe riuscito nell’intento perché il cancello d’ingresso del piazzale, dove si trovava la persona offesa e altri dipendenti del Consorzio, era chiuso. Il movente del tentato omicidio era da ricercarsi nei problemi causati dalla siccità che in quel periodo aveva colpito pesantemente il mondo agricolo, in particolare della Baronia. Il Consorzio aveva diramato il divieto assoluto di irrigare le coltivazioni. Gli operai dell’ente, così come le guardie forestali e i barracelli erano incaricati di effettuare i controlli nelle campagne. Qualche giorno prima del grave episodio, Bomboi sarebbe stato colto in fallo: gli idranti innaffiavano il suo terreno e per questo motivo era stato sanzionato. Dopo il controllo, gli operai avrebbero detto all’agricoltore che, per evitare ulteriori violazioni, avrebbero proceduto a sigillare l’erogatore. Motivo che aveva spinto l’allevatore a recarsi al Consorzio per chiedere spiegazioni. Nella sede di Overi, però, i toni della discussione si erano fatti sempre più accesi, e l’imputato, in preda all’ira, avrebbe estratto la pistola ed esploso dei colpi contro la sede del Consorzio dove si trovavano alcuni operai. Ieri la sentenza del Gup che depositerà le motivazioni tra 90 giorni. La difesa di Giovanni Bomboi ha già annunciato ricorso in appello. (k.s.)
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