Emiliano Fenu: «Un fondo di sostenibilità regionale per allargare i confini del turismo»
Il sindaco di Nuoro: «Una tassa di soggiorno condivisa, ma i ricavi restino ai Comuni»
Nuoro Quasi archiviata l’annualità 2026 è ormai tempo di mettere in piedi delle analisi di settore non solamente con l’obbiettivo di pianificare quanto accadrà tra dodici mesi, ma anche con quello di capire come nelle aree interne dell’isola, così come accade sulle coste, possa essere possibile creare economia senza dover per forza sfruttare la destagionalizzazione. «Non basta allungare la stagione, bisognerebbe allargare la geografia del turismo», dice sul punto il sindaco Emiliano Fenu che, a proposito di analisi, ritiene che queste non possano che partire dal capoluogo di provincia.
Proprio Nuoro, con vista sul 2027, avrà il dovere di ragionare su come migliorare l’attrattività e l’offerta turistica, a partire dal settore ricettivo e della programmazione, questa fino ad oggi piuttosto lacunosa. Che ci siano delle carenze lo dimostrano i numeri. Il capoluogo, infatti, conta poco meno di 900 posti letto, circa 250 nell’alberghiero e appena 630 nell’extralberghiero su un totale di 122 strutture a disposizione dei visitatori.
Sindaco, venerdì scorso, in occasione del 75esimo anniversario del primo congresso del popolo sardo, è intervenuto proponendo di aprire un confronto regionale sulla distribuzione dei benefici del turismo. Da quale esigenza nasce?
«Da un dato molto semplice: il turismo in Sardegna cresce, ma i suoi benefici e i suoi costi non sono distribuiti in modo equilibrato. In alcuni territori la concentrazione dei flussi mette sotto pressione strade, reti e servizi, in altri continuano lo spopolamento e la perdita di opportunità, mentre solo una parte minima della ricchezza turistica riesce ad arrivare. Sono due facce dello stesso squilibrio. Ho avanzato la proposta in quell’occasione perché l’autonomia ha davvero senso se serve anche a ridurre le distanze tra i territori e a distribuire meglio le opportunità tra i sardi».
Qual è, concretamente, la sua proposta?
«L’istituzione di un fondo regionale per il riequilibrio territoriale legato al turismo. Una parte delle risorse generate dalla crescita turistica dovrebbe essere reinvestita, con criteri chiari e trasparenti, per rafforzare i servizi nei territori sottoposti alla maggiore pressione e aiutare quelli che oggi intercettano meno flussi a costruire un’offerta vera».
Secondo lei dove bisognerebbe intervenire?
«Penso a temi come la mobilità, beni culturali e ambientali realmente fruibili, cammini, ospitalità e progetti capaci di portare visitatori e creare lavoro anche fuori dai mesi estivi. In sostanza, occorrerebbero investimenti con obiettivi veri e risultati verificabili».
Aveva parlato di una tassa di soggiorno regionale. Conferma questa ipotesi?
«Ho indicato una tassa di soggiorno regionale di importo contenuto come una delle possibili fonti di finanziamento del fondo e continuo a considerarla un’ipotesi da valutare. Ho proposto di aprire una discussione su un problema e su un possibile strumento, peraltro già esplorato nel 2007».
Qual è il percorso istituzionale da seguire?
«Spetta alla Regione verificarne la sostenibilità giuridica ed economica, confrontandosi con i Comuni e con gli operatori. Un punto, però, deve essere chiaro: le entrate delle imposte comunali di soggiorno devono rimanere ai Comuni, che sostengono direttamente i costi dell’accoglienza».
Non c’è il rischio di contrapporre i territori costieri alle aree interne?
«L’obiettivo è esattamente l’opposto. Una concentrazione eccessiva dei flussi penalizza anche le località più attrattive, perché aumenta la pressione sui servizi e riduce la qualità dell’esperienza. Portare una parte dei visitatori verso altri territori significa offrire più occasioni a chi arriva e, nello stesso tempo, dare respiro alle destinazioni maggiormente affollate».
Qual è la sua ricetta?
«Non basta allungare la stagione: dobbiamo allargare anche la geografia del turismo. Destagionalizzazione e riequilibrio territoriale devono procedere insieme, se vogliamo creare occupazione più stabile e rendere più forte l’intera destinazione turistica della Sardegna».
Sindaco, concretamente cosa chiede alla Regione?
«La mia richiesta, ma più in generale quella delle comunità delle aree interne, è quella di aprire un confronto con i Comuni e con gli operatori del settore , partendo dai dati: dove si concentrano i flussi e le risorse, quali territori sopportano la pressione maggiore e quali hanno potenzialità che non riescono ancora a trasformare in presenze e lavoro. Ad ampio raggio e in tutti i settori».
Non pensa che l’istituzione di un “fondo regionale di solidarietà” per il turismo possa richiedere anni di ragionamenti politici?
«Non chiedo di approvare una soluzione a scatola chiusa. Propongo un obiettivo politico preciso e una possibile strada per raggiungerlo. Ora occorre discuterne seriamente e costruire uno strumento regionale trasparente, equilibrato e concretamente misurabile».
Intanto, la nuova stagione riempie le zone interne di turisti grazie ad eventi come Autunno in Barbagia. Ma la domanda, nei paesi dell’interno, resta comunque superiore all’offerta ricettiva. Questo avviene curiosamente nonostante molti Comuni del territorio, Nuoro compreso, non richiedano una tassa di soggiorno.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
