Addio all’ultracentenario: Vittorio Spanu se n’é andato a 106 anni
Era uno dei nonnini nel paese della longevità. I suoi segreti: poco cibo lunghe camminate
Perdasdefogu Era il trentesimo ultracentenario di Perdasdefogu: Vittorio Spanu, 106 anni compiuti lo scorso 25 febbraio, se n’è andato oggi 16 settembre. Era ospite di “Casa Letizia” al centro della querceta del “Recinto dei Mori”. Nel paese dove ha sempre vissuto era noto come il “Re di Sa Tanca”, l'orto dove ha lavorato tutta la vita ma anche come “L’acquaiolo” (S’òmini’e s’abba,” l’uomo dell'acqua): quando Foghesu era ancora privo di rete idrica e fognature (costruite alla fine degli anni Cinquanta) ha dissetato per più di mezzo secolo i suoi compaesani portando – col carro a buoi – l’acqua nelle case, nei bar-bettola e nelle scuole. Usava bidoni, damigiane, barili, botti rifornendosi alle sorgenti.
Ma Vittorio Spanu era anche l'ultimo dei confratelli (“is cunfraras”), la veste bianca e nera è stata presa a modello dai suoi diciotto colleghi. Li ha incontrati dieci giorni fa nella chiesetta campestre di San Salvatore dove è voluto andare “po biri is santus”( per vedere i santi): oltre alla statua di Cristo c'era quella di San Giovanni Battista. E lì, davanti a tanta gente che lo abbracciava, ha ricordato “quel parroco santo di Don Giovanni Corona che, nel 1722, aveva ufficializzato la festa dell'ospitalità inventandosi “Sa d'ì 'e Sa Strangìa” con cinque parole (“Dògnia stràngiu est unu cumpangiu- Ogni forestieri è un mio fratello”).
Vittorio Spanu ha seguito le orme della longevità di tanti foghesini: il padre, Salvatore, nato il 10 ottobre 1880, era morto a 103 anni. Quasi gli stessi numeri – citiamo i principali – per Antonio Brundu e la sorella Maria, zio Vittorio Palmas, Bonino Lai oltre alla superlongeva Consolata Melis (morta a due mesi dal nastro dei 108), erede della famiglia più longeva al mondo (record Guinnes imbattuto), così come resta imbattuto il record (2017) della massima concentrazione di centenari al mondo.
Quella di Vittorio Spanu è stata la vita-simbolo di una quercia umana tutta ogliastrina. Maratoneta con almeno venti chilometri al giorno, a scuola fino alla quinta elementare. Alimentazione essenziale, minestroni, poca carne, vita nella casa dov'era nato (rione Cort’e ’ois). Niente guerre. Ma ricorda .«In paese di morti ce ne sono stati tanti, troppi, trentasei: 28 nella prima con Emilio Lussu e otto nella seconda guerra mondiale, quella disgrazia voluta da Mussolini e Hitler». La sua foto, con quelle di altri 24 foghesini e foghhesine, compare nel Corso centrale del paese (ne devono essere installate altre quattro). Domani 17 settembre alle 17 i funerali nella parrocchiale, la messa sarà celebrata dal parroco don Michele Loi.
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