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«Così ho trovato il relitto della corazzata Roma»

Parla l’ingegnere Guido Gay che ha individuato la nave nel golfo dell’Asinara. Incontro alla Maddalena con l’anziano figlio del comandante. «Resterà in mare» - Foto 1 - 2 - Video


05 luglio 2012 di Pier Giorgio Pinna


LA MADDALENA. «Grazie all’ultimo robot sottomarino che ho ideato mi sono reso conto che ce la potevo fare: una parte dei rottami della corazzata Roma erano proprio laggiù, in uno dei canaloni a oltre mille metri di profondità nel golfo dell’Asinara, in una zona impervia, a qualche miglio dal luogo dove si pensava fosse affondata la nave». Parla con pacatezza, Guido Gay, l’ingegnere che ha scoperto il relitto. Quasi si schermisce quando gli ufficiali che hanno «certificato» la parte finale dell’impresa fanno a gara nel dargli tutti i meriti. Trattiene l’emozione nel momento in cui Pier Paolo Bergamini, 92 anni, figlio del comandante della Roma, lo ringrazia e l’abbraccia. Poi, con voce ferma, assicura: «Questa ricerca è stata fatta con mezzi italiani, e da italiani, nonostante nella caccia in passato si siano cimentati diversi staff stranieri: comunque, per rispetto nei confronti delle 1253 vittime, ritengo inopportuno che dalle immagini e dalla mappatura qualcuno pensi di ricavare utili, perciò garantisco che se in futuro eventuali documentari o altri materiali verranno divulgati i fondi saranno destinati all’istituto Andrea Doria per l’assistenza agli orfani e al personale della Marina militare».

Il ricordo. Tutti i segreti della scoperta, annunciata la scorsa settimana, sono stati chiariti nel corso di una conferenza alla Maddalena. «Perché proprio nell’arcipelago fu eretto il primo monumento in memoria dei caduti», come hanno ricordato il sindaco Angelo Comiti e gli ufficiali responsabili di quest’importante comunicazione alla stampa, a cominciare dall’ammiraglio Edoardo Serra.

Al momento non è previsto alcun recupero. Ma si pensa invece alla trasformazione di tutta l’area in un sacrario. Motivo per il quale, in attesa della definizione di questi passaggi, non sono state ancora rese note con precisione le coordinate esatte dei punti dov’è avvenuto il ritrovamento.

Brividi. Mentre l’anziano figlio del comandante Bergamini, visibilmente commosso, si diceva «felice per una scoperta che porta luce in un’importante pagina della storia italiana», Gay ha sottolineato: «Ho cominciato a interessarmi della Roma nel 1979. E ho individuato nella zona tre canyon: uno che parte dall’Isola Rossa, un altro che comincia nelle Bocche di Bonifacio e l’ultimo che arriva da Porto Torres. A complicare le cose ha contribuito una ragnatela di passaggi che copre il canalone dove abbiamo individuato i resti, che allo stato rappresentano poco più del 15% della grande nave».

Guerra. La storia delle ricerche si è sempre intrecciata con le ricostruzioni dell'attacco tedesco che fece colare a picco la corazzata. L'8 settembre 1943 le unità italiane guidate dall'ammiraglio Carlo Bergamini erano pronte per contrastare lo sbarco anglo-americano, indicato presumibilmente nel golfo di Salerno. Ma poche ore più tardi, dopo l'armistizio, il Comando supremo italiano sospese gli ordini. E al termine di una giornata contrassegnata da informazioni ed emozioni contrastanti Bergamini obbedì alle nuove direttive, facendo partire la flotta dalla Spezia alle 3,40 del mattino del giorno successivo. Con rotta verso La Maddalena e poi presumibilmente per una zona controllata dagli Alleati. Ma poche ore più tardi, nel golfo dell'Asinara, il convoglio venne attaccato da 15 aerei tedeschi Dornier e la Roma fu centrata da due bombe a razzo perforante. A quel punto il comando della flotta italiana venne assunto dall'ammiraglio Romeo Oliva, in quel momento il più alto in grado, che diede l'ordine di dirigersi verso Malta.

Ore disperate. Passaggi ieri ricostruiti ancora una volta. Ma i momenti più emozionanti sono arrivati dai filmati del momento in cui Gay e gli ufficiali imbarcati sul suo catamarano, il Daedalus, capiscono di avercela fatta. «Nella saletta operativa dell’imbarcazione abbiamo ricevuto nitide le immagini dei cannoni e delle eliche della Roma – hanno raccontato tutti insieme mentre le immagini scorrevano su un grande schermo – E in quel momento abbiamo compreso che su quella tragedia, 69 anni dopo, si poteva scrivere la parola fine».

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