Continua la stagione no: anche settembre è in rosso

Il calo delle presenze supera il 20 per cento, mancano all’appello gli italiani Ora molte strutture ricettive pensano di chiudere nei mesi più freddi dell’anno

OLBIA. L’offertona dell’ultimo minuto è come uno zuccherino per un malato terminale. La fabbrica delle vacanze rischia di spegnersi per sempre con numeri da tracollo. L’estate senza invasione, la stagione durata un nientesimo di secondo, si chiude con un settembre nero. Crollo delle presenze in alberghi che continuano a tagliare le tariffe. L’unica industria che sembra avere un futuro nell’isola con le ciminiere spente, il turismo, vive il suo anno orribile. La crisi è diventata di sistema. Le origini del collasso sono quasi elementari. Costi dei trasporti fuori controllo e recessione economica devastante.

Settembre conferma il trend che è andato avanti per tutta l’estate. Scomparsi i turisti italiani, restano solo gli stranieri a popolare alberghi e le spiagge. Ma sono troppo pochi per fare massa critica. «Impensabile raddrizzare una stagione negativa – spiega Fabio Fiori, proprietario dell’hotel Panorama e rappresentante del consorzio degli albergatori in città –. Settembre è lo specchio di questo anno no. In cui il tutto esaurito si è registrato solo nei dieci giorni di Ferragosto. Il resto dell’estate è stato critico, una lotta continua. Gli italiani sono scomparsi e sono stati compensati solo in parte dagli stranieri. Ho parlato con molti miei colleghi. Per tutti è un settembre è sottotono rispetto al 2011, già anno di crisi. Il calo è del 20 per cento, e anche chi ha mantenuto le presenze lo ha fatto solo con il ribasso delle tariffe». Il presente sembra negativo, il futuro pessimo. «Già da ottobre molte strutture pensano per la prima volta di chiudere nei mesi più neri – spiega Ramona Cherchi, direttore commerciale del Double Tree Hilton e componente del direttivo del consorzio degli albergatori –. Il numero dei turisti è crollato, anche la clientela business con la crisi si è ridotta. Per molte strutture restare aperti nei periodi neri, che vanno da novembre ad aprile, diventa insostenibile. Di solito si lavorava in estate anche per sostenere le spese nel resto dell’anno. Molti alberghi questa estate sono riusciti ad andare avanti con ribassi sui costi delle camere anche del 40 per cento. Lo hanno fatto per fare un po’ di movimento. Dare un segnale, ma hanno già lavorato senza margini di guadagno. È impensabile andare avanti in questo modo. La politica deve intervenire, per prima cosa sul costo dei trasporti, che ci hanno penalizzato in modo fondamentale. Sono diventati il nostro principale handicap. Ma serve anche una politica che faccia scelte, dia indirizzi». Ma non sono solo gli albergatori a lanciare l’allarme. L’analisi globale della crisi di settembre la dà Gian Mario Pileri, vice presidente della Fiavet, la federazione italiana delle agenzie di viaggio. «La realtà è che dal 25 di agosto in Sardegna ci sono rimasti solo i sardi – afferma Pileri – e forse qualche turista straniero. Settembre ha confermato il trend negativo con un calo del 20 per cento rispetto al 2011, ma in ogni caso i grandi numeri non si fanno in un mese di spalla. Mi viene da sorridere quando sento chi sostiene che a settembre si potrebbe riscattare la stagione. L’analisi impietosa la fanno i numeri. Giugno e luglio sono stati un disastro. Anche agosto è stato inferiore alle aspettative. A parte la settimana di Ferragosto non c’è mai stato il tutto esaurito. E non c’è struttura ricettiva che non abbia abbassato i prezzi. A condizionare la stagione sono stati i trasporti. Costi fuori mercato che hanno tagliato l’isola dalle mete più richieste. Gli italiani hanno preferito andare altrove, chi si è potuto permettere una vacanza. Gli stranieri solo in parte hanno compensato l’assenza dei nostri principali clienti, i nostri connazionali. La realtà è che serve un cambio di passo da parte della politica. L’improvvisazione e il limitarsi a commentare quello che accade senza fare proposte e creare correttivi a questa crisi di sistema ci porterà a breve a essere tagliati fuori dai mercati delle vacanze».

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