All’Agrario c’è l’orto della solidarietà

I guidatori positivi all’alcoltest possono trasformare la pena in lavoro e tutti i prodotti coltivati andranno alla Caritas

OLBIA. Due anni fa il Comune ha firmato una convenzione col tribunale di Tempio. Un accordo che prevede che i cittadini trovati positivi al alcoltest possano chiedere di vedere commutata la loro pena in un lavoro socialmente utile. E così da due anni sono tanti i giovani, e non solo, che per qualche ora al giorno si trasformano in operai, giardinieri, saldatori, addetti ai traslochi. Da questa convenzione oggi è nato un ulteriore progetto: l’orto della solidarietà. Un’iniziativa che vede operare insieme Comune, scuola e protezione civile. Un’iniziativa che si è posta un duplice obiettivo: rilanciare l’istituto agrario e aiutare le famiglie più bisognose.

«Questo progetto è partito due anni fa grazie a una collaborazione con il Tribunale – ha spiegato ieri l’assessore Ivana Russu – e consente di commutare una pena in lavori socialmente utili. Ma noi siamo voluti andare oltre la convenzione. Abbiamo voluto creare un orto all’interno di una scuola che necessitava di migliorie e, allo stesso tempo, tutti i suoi frutti saranno donati alla Caritas». L’orto della solidarietà è stato realizzato nel terreno che circonda l’istituto agrario, ripulito per mano dei “giardinieri” socialmente utili sotto la guida del maggiore Giuseppe Budroni, responsabile della Protezione civile di Olbia, e poi da loro recintato e coltivato.

«All’inizio i ragazzi venivano un po’ a forza – ha ammesso Budroni – ma sono stati due giorni di lavoro per farli appassionare e così sono smepre sempre molto volentieri». Nell’’orto della solidarietà vengono colitvati pomodori, cetrioli, zucchine, melanzane, angurie, patate. L’intero raccolto andrà alla Caritas olbiese, che ogni giorno deve far fronte a una povertà sempre più protagonista. L’iniziativa dell’orto è stata presentata dall’assessore Ivana Russu, dal comandante della polizia locale Gianni Serra, dal responsabile della Caritas Paolo Varrucciu, da don Andrea Raffatellu e dalla responsabile dell’ufficio Uepe di Sassari, Clara Falconi. Presente anche il padrone di casa, il preside dell’istituto agrario, Gianluca Corda, che ha anche spiegato che accanto a quello della solidarietà la scuola ha un suo orto coltivato dagli studenti. «Poi, anche se a prezzi simbolici noi i frutti li vendiamo. Siamo obbligati a farlo, l'azienda deve essere produttiva, altrimenti non avrebbe senso. E l'ufficio scolastico licenzierebbe l'addetto che, invece, è stato assunto proprio con quel compito».

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