Nei fondali della Gallura la caccia ai relitti perduti

I sub dell’Orso diving di Poltu Quatu aprono una nuova frontiera del turismo Dopo il ritrovamento della Nautilus e del Felixstowe si cercano altre 15 navi

INVIATO A POLTU QUATU

S. ui fondali della Gallura, da Tavolara sino alle Bocche di Bonifacio, è adagiato un tesoro di inestimabile valore storico. Relitti di navi di epoche diverse, in particolare della II guerra mondiali, insieme a qualche velivolo. La maggior parte affondati dopo essere stati colpiti dal fuoco nemico, altri colati a picco a causa delle intemperie. Molti di questi relitti non sono mai stati ritrovati. Di loro si conosce il presumibile punto in cui sono finiti a fondo. A parte il Tripoli, nave commerciale italiana colpita e affondata alla fine della prima guerra mondiale, e che giace su un inarrivabile fondale di 500 metri al largo di Golfo Aranci, gli altri possono essere quasi tutti rintracciati. Come dimostrano i recenti ritrovamenti del dragamine inglese Felixstowe e della nave cisterna Nautilus, indisturbati in fondo al mare da 70 anni. La ricerca dei relitti perduti o l’escursione per una visita a quelli noti, sta diventando una appassionante nuova avventura per tanti sub.

Orso diving. Queste escursioni sono ormai una specializzazione dell’Orso diving di Poltu Quatu, società il cui direttore è Corrado Azzali. «Arrivano da tutta Europa – dice il 53enne di origine emiliane, trapiantato in Gallura dal 1987 –. In particolare da Germania, Inghilterra e paesi scandinavi. Gente attrezzata, con tutti i brevetti necessari. Armati sopratutto di grande spirito d’avventura e curiosità». E coraggio, aggiungeremo. Perché comunque andare a visitare un relitto nelle acque galluresi, significa essere esperti di subacquea tecnica, quella branca sub che si svolge dai 40 metri in giù sotto il livello del mare.

«Con l’utilizzo di una miscela diversa per i respiratori – aggiunge Azzali – e con tutte le precauzioni. Non si va su quei fondali per caso, ma dopo aver seguito dei corsi specifici».

Turismo sub. « Noi dell’Orso diving – continua Azzali – abbiamo fatto un investimento nelle attrezzature, in modo da fornire agli escursionisti il massimo. La risposta è stata notevole. Ci chiamano da diverse parti d’Europa sapendo che questa zona ha un interesse storico eccezionale». L’Orso diving, insomma, ha trovato un settore di nicchia con cui allungare la stagione turistica anche nei mesi invernali, andando oltre i servizi offerti sopratutto nei mesi estivi, come il diving semplice, i corsi sub, l’avvistamento dei cetacei, lo snorkeling.

I tesori dei fondali. Il mare della Gallura, da Tavolara alle Bocche di Bonifacio abbonda di relitti, individuati o ancora da ritrovare anche se segnalati dalle mappe nautiche. Si tratta soprattutto di relitti della seconda guerra mondiale, perché l’area è stata quella in cui si sono registrati la maggior parte di eventi bellici in Sardegna, dopo Cagliari, a causa della posizione strategica di Olbia e dell’arcipelago maddalenino. «Di relitti del secondo conflitto mondiale – ricoda Azzali – ce ne sono in giro in zona almeno una trentina, di cui 15 ancora da localizzare. Noi utilizziamo delle ottime attrezzature. Partiamo dalla base di Poltu Quatu con un mistral o un power cat, a seconda del numero di sub che partecipano all’escursione. Per localizzare un relitto si impiegano parecchie ore e la difficoltà sta sopratutto nel fatto che il punto in cui la nave è affondata non corrisponde mai a quello riportato nelle carte, perché quello di solito è l’ultimo punto in cui l’equipaggio ha dato segnale della propria posizione».

Navi di epoca romana. Il sogno è quello di trovare navi antiche, di epoca romana, che sopratutto nella zona delle Bocche di Bonifacio abbondano. «Lì c’è un fondale massimo di 80 metri – ricorda Azzali –. Ma il problema è che le attrezzature utilizzate per le navi in ferro in questo tipo di ricerche sono inutili. Ci vuole un sonar a scansione laterale. costa dai 40mila ai 60 mila euro. Stiamo pensando di consorziarci per poterlo acquistare».

I ritrovamenti. Fra settembre e ottobre i sub dell’IOrso diving hanno messo a segno due colpi eccezionali. Prima hanno trovato e catalogato il dragamine inglese Felixstowe, affondato nel dicembre del 1943 a 3 miglia da Capo Ferro. Il dragamine britannico era stato localizzato in agosto dai sub della marina militare grazie anche all’utilizzo di un rov, robot sottomarino a comando remoto. L’Orso diving ha aggiunto allo splendido operato dei militari, il nome di quel relitto che giace in fondo al mare a una profondità di 80 metri. Il secondo ritrovamento a fine ottobre: la localizzazione della Nautilus-Languste sui fondali (sempre su un fondale di 80 metri) davanti a Capo Figari, a Golfo Aranci. La nave, prima della Marina italiana, quindi requisita dalla marina tedesca, era stata affondata nell’ottobre del 1942 da un sottomarino inglese e da allora nessuno l’aveva ritrovata, anche a causa di una approssimativa localizzazione sulle carte nautiche.

I relitti visitabili. Come un immenso museo, i fondali galluresi e i vicini della Corsica offrono la possibilità, grazie all’Orso diving, di una escursione per la visita di 11 relitti. Oltre alla Nautilus e al Felixstowe, le escursioni possono raggiungere un esamotore “Giant Messerschmitt 323”, aereo della Luftwaffe abbattuto dai Beau fighter britannici nel luglio del 1943; il Veliero a vapore “Clan Olgive”affondato nel 1988; il Cargo Italiano di Santa Manza, nave da carico il cui vero nome è sconosciuto; 6 mini sommergibili nella zona di Capo d’orso; i Cacciatorpedinieri Italiani Santa e Antonio da Noli e il dragamine Cromaty,la chiatta tedesca Lither e il relitto della nave greca Klearcos.

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