Alluvione, scomparse le carte della strada Olbia-Tempio

Non si trovano gli atti del collaudo della strada che ha fatto tre vittime. I magistrati fanno perquisire le sedi delle Province di Olbia e Sassari. Il pm Rossi: «Nell’alluvione sono morte 16 persone tra cui due bambini, è nostro dovere accertare in modo celere se ci siano responsabilità»
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TEMPIO. I collaudi statici e documentali sulla strada provinciale Olbia-Tempio sono svaniti dentro la voragine che, il 18 novembre scorso, si è portata via 50 metri di carreggiata a Monte Pinu, uccidendo tre persone e ferendone una quarta. Questo è uno dei primi e sorprendenti intoppi investigativi nel quale si sono imbattuti gli uomini della polizia giudiziaria, delegati dal pool di magistrati che conducono le inchieste sugli effetti del ciclone Cleopatra, ad acquisire le prove necessarie per le indagini. Ieri mattina il pm Riccardo Rossi, non appena informato della situazione, ha disposto una raffica di perquisizioni nelle sedi delle amministrazioni provinciali di Sassari e Olbia alla ricerca dei documenti che possano portare alla identificazione dei progettisti dell’opera, degli amministratori che ne decisero la realizzazione e delle imprese che, all’epoca, lavorarono in quei cantieri.

I morti di Raica. Sempre ieri gli inquirenti – il procuratore capo della Repubblica Domenico Fiordalisi e il collega Riccardo Rossi, titolari delle tre inchieste – hanno spedito i carabinieri nella sede regionale dell’Anas per sequestrare gli statini, gli ordini e le relazioni di servizio dei cantonieri (pare fossero due) che nel pomeriggio del 18 novembre scorso si trovavano al lavoro sulla statale 127 (Sassari-Tempio-Olbia), nel tronco finale di Putzolu. L’interesse dei magistrati è finalizzato alla verifica delle diverse dichiarazioni che vogliono uno dei dipendenti dell’Anas a bordo di camioncino dell’ente nelle vicinanze della località Raica, la zona in cui Francesco Mazzoccu, un uomo di 35 anni e il figlioletto Enrico, un bambino di tre, si trovavano circondati dall’acqua che li ha poi travolti e uccisi. Il cantoniere, in quella circostanza, si sarebbe rifiutato per ben due volte di partecipare alle operazioni di soccorso nonostante le richieste di aiuto che arrivavano da vicini e parenti delle due persone decedute. Un comportamento che, se accertato, porteranno diritto l’uomo a essere iscritto sul registro degli indagati per omissione di soccorso.

La famiglia di Arzachena.La polizia giudiziaria ha inoltre sequestrato gli incartamenti relativi alla cessione, in comodato d’uso, dello scantinato della villetta di Mulinu Vecchiu, nelle campagne di Arzachena, dove hanno perso la vita i quattro componenti una famiglia italo-brasiliana. In questo caso i magistrati, che hanno già individuato la proprietaria dell’immobile, stanno completando il fascicolo processuale prima di procedere alle iscrizioni sul registro degli indagati. «Si sono verificati, durante un fenomeno eccezionale come l’alluvione, degli eventi che hanno causato la morte di diverse persone, tra le quali due bambini. È nostro dovere e compito istituzionale accertare, con ogni mezzo, se in quei decessi vi siano responsabilità penali da parte di terzi – ha detto il sostituto procuratore Riccardo Rossi –, posto che quanto è accaduto il 18 novembre non è da attribuire alla fatalità. Un termine, questo, non utilizzabile in questo caso in quanto implica l’assoluta mancanza di responsabilità di tutti coloro che sono chiamati ad amministrare le città, le strade, le nostre vite», ha sottolineato il pm inquirente. Il quale ha fatto una netta distinzione tra le diverse responsabilità – penali, morali e politiche – individuabili come concause della tragica alluvione. «Esiste la cosiddetta verità processuale – ha sottolineato il magistrato – che va separata dalle responsabilità morali e politiche degli amministratori che si sono succeduti nel territorio. Noi ci occupiamo dell’amministrazione della giustizia, che sta procedendo speditamente. Al vescovo spetta il compito di evidenziare le storture morali, come agli elettori quello di scegliere, con il voto, i propri amministratori».

La complessa macchina investigativa, che fa capo all’arma dei carabinieri ma coinvolge tutte le forze dell’ordine presenti sul territorio, è coordinata dal gruppo provinciale dei carabinieri di Sassari, comandato dal colonnello Pietro Salsano , il quale ha messo a disposizione dei magistrati e dei quattro periti (due esperti in materia urbanistica, un geoloco e un ingegnere in opere idrauliche) gli uffici della caserma di Olbia e la struttura militare di Tempio, che mantiene i contatti con i pm inquirenti. Nelle prossime ore è previsto un vertice in Procura.

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