Parcheggi di via Nanni, tutto da rifare

Il Comune deve riavviare gli espropri delle aree. Per il Consiglio di Stato gli accordi del Comune con i privati non sono validi

OLBIA. Saga dei parcheggi di via Nanni parte seconda. La storia dei terreni, espropriati nel 2004 e poi restituiti ai proprietari dal tribunale nel 2013, è tutta da riscrivere. Una sentenza del Consiglio di Stato dichiara illegittimi gli atti del commissario ad acta e impone al Comune di trovare l'accordo con tutte le famiglie proprietarie, non solo con una parte, come avvenuto fino a oggi. Si ritorna al punto di partenza. La strada da seguire la indica il Consiglio di Stato. Si chiama acquisizione sanante. L'ente locale può espropriare i terreni di via Nanni al prezzo che ritiene opportuno e determinare il valore del risarcimento dei danni. Domani l'atto che dà il via all'acquisizione delle aree arriva in Consiglio.

La mano tesa. Il Comune prova a risolvere un problema ricevuto in eredità. «Ci troviamo in una situazione difficile, l'ennesimo capitolo di una vicenda complessa – spiega l'assessore all'Urbanistica Careddu –. Capiamo il legittimo diritto dei proprietari dei terreni a chiedere ristoro per il torto subito. Ma come amministrazione abbiamo il dovere di preservare la palestra, un bene utile alla comunità, e gli investimenti fatti negli anni su quelle aree. Non possiamo permetterci di buttare i soldi pubblici».

La storia. Un passo indietro al 2004. Sulla poltrona di primo cittadino siede Settimo Nizzi. La sua giunta decide di espropriare alcuni terreni di via Nanni per farne un parcheggio. Su quelle stesse aree viene realizzata anche una parte della palestra della scuola media. I proprietari fanno ricorso. All'inizio del 2013 la sentenza che dà ragione ai privati e valuta illegittimi gli atti del Comune. Viene nominato un commissario ad acta per dare esecuzione alla sentenza. Il funzionario restituisce le aree ai proprietari, diverse famiglie, ma senza attribuire a ciascuno una porzione precisa. Provvedimento impugnato dai privati.

La via della diplomazia. Di fronte al terremoto giudiziario l’amministrazione risponde con il dialogo. L’assessore Careddu guida la delegazione diplomatica. Arriva l'accordo con alcune famiglie. Per il Consiglio di Stato non basta.

Le resistenze. Il prezzo con cui vengono valutati i terreni allontana l’accordo. L’ente locale si basa sulla perizia fatta dall’Agenzia del territorio. Per i proprietari il valore al metro quadro è più del doppio di quello proposto dal Comune.

L’acquisizione sanante. Il Comune riparte dalla sentenza del Consiglio di Stato. Che indica nell’articolo 42 bis, l’acquisizione sanante, la strada per uscire dal labirinto.

La seconda via. Esiste una seconda via. Almeno in via teorica. Restituire i terreni ai legittimi proprietari. Ma per farlo il Comune deve smontare l’impalcatura di acciaio dei parcheggi. Costo dell’operazione circa 200mila euro. Per realizzarlo ne erano stati investiti 500mila. Poi deve abbattere la palestra. E grattare via anche il tappeto di cemento. Quando nel 2004 quell’area venne espropriata era sterrata e ricoperta di canneti. Calcolatrice alla mano, considerata l’utilità dei parcheggi e soprattutto della palestra, è più conveniente per il Comune affrontare l'incognita del contenzioso.

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