La Nuova Sardegna

Olbia

Gli alluvionati in piazza a metà maggio

di Giampaolo Meloni
Gli alluvionati in piazza a metà maggio

Ancora in vigore 561 ordinanze di sgombero. Il Comitato per la tutela dei diritti: una manifestazione regionale in città

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OLBIA. «Gli italiani devono sapere che hanno dato i loro soldi ma che a noi nulla è mai arrivato». Urla una signora dal fondo della sala l’amarezza e la rivolta dell’animo che unisce migliaia di persone vittime dell’alluvione. Gran parte della solidarietà espressa in donazioni da migliaia di cittadini e raccolte da tante associazioni, enti, istituti anche pubblici, sono svanite nel nulla. Gli italiani lo sapranno come stanno le cose. Sapranno che i sardi colpiti da quella maledetta bomba di furia naturale e irresponsabilità umana non ha colpito l’aridità dello Stato che ancora non ha consegnato i 90 milioni di risarcimento. Sapranno che le graduatorie per i risarcimenti sono state un pasticcio degno della furia di Cleopatra. Sapranno tutto, perchè gli alluvionati lo racconteranno il 18 maggio, giornata di ricorrenza del sesto mese dall’evento. Ma sarà anche la giornata nella quale tutti gli alluvionati sardi saranno in piazza a Olbia «per esprimere il dissenso nei confronti dello Stato italiano che ha abbandonato a se stessi i cittadini colpiti da Cleopatra».

L’assemblea. La decisione è maturata nell’assemblea promossa dal Comitato per la tutela dei diritti degli alluvionati di Olbia, uno dei riferimenti ai quali aderisce chi ha avuto vite, case, beni devastati in quel diciotto novembre. «Ma anche i comitati degli altri centri dell’isola feriti dall’evento sono al lavoro per partecipare alla manifestazione», fa sapere Moreno Contini, geometra che presiede questo comitato, nato dalla determinazione di alcuni professionisti che hanno deciso di mettere la propria esperienza e capacità al servizio dei diritti delle vittime.

La ricostruzione. La manifestazione (la data potrebbe essere modificata per ragioni organizzative) sarà l’approdo della protesta che cova in uno sfondo di motivazioni ancora più forti: «La prima ragione del nostro impegno – spiega Contini – è la ricostruzione nella sicurezza, la prevenzione». Cresce la consapevolezza che l’alluvione sia stata anche la vendetta della natura sulla disonestà degli uomini, sulle pratiche illegali nell’edificazione di una città che ospita tre quarti degli attuali sessantamila abitanti su una palude mutuata in città con una dozzina e mezzo di piani di risanamento. L’obiettivo del comitato e di tanti cittadini è di non tenere più gli occhi chiusi. «Vogliamo controllare e vigilare su tutti gli atti, i progetti, le autorizzazioni, le procedure che riguardano anche un solo mattone nelle aree colpite dall’alluvione», ribadiscono i componenti del comitato.

Parte civile. Da qui nasce la proposta di costituirsi parte civile se l’inchiesta della magistratura dovesse chiudersi con profili di responsabilità penale nei confronti di chi potrebbe avere avuto parte in passato e di recente, nel corso dell’evento e nell’immediatezza delle operazioni di soccorso in questo disastro.

«Andremo fino in fondo – è il percorso annunciato dal comitato –, anche in tribunale. Ma questa città e tutti gli alluvionati sardi devono essere risarciti». Per questa ragione sui 90 milioni annunciati dal governo, non ci saranno sconti: «Devono essere consegnati direttamente alle persone colpite, non alle banche». Insomma, non ci devono essere zone oscure.

Il Comune. Intervenendo nel consiglio comunale (che si svolgeva nelle stesse ore), il sindaco Giovannelli ha fatto sapere di avere inviato una lettera al prefetto chiedendo «che mi metta nelle condizioni di avviare le procedure per gli interventi sul rischio idrogeologocio. Ci sono da istruire i bandi di gara e non ci possiamo permettere tempi bibblici».

Rapidità chiedono anche i cittadini domiciliati nelle 561 abitazioni sulle quali ancora vige l’ordinanza di sgombero (nessuno può tornarci per i danni causati dall’alluvione). Vivono tutti accampati. Tanti soffrono difficoltà quotidiane. «Il nostro intento – dice Moreno Contini – è di impostare un piano per il risarcimento e la distribuzione degli aiuti umanitari ancora da distribuire».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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