La Nuova Sardegna

Olbia

Lavoratori low cost, numeri in crescita

di Serena Lullia
Lavoratori low cost, numeri in crescita

Le imprese ricorrono sempre di più a giardinieri, colf e manutentori dell’Est. Il tema al centro del convegno della Cisl

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OLBIA. Braccia da lavoro low cost, schiavismo da importazione. L'industria delle vacanze isolane parla sempre più la lingua dell'est Europa. Non più solo camerieri, ma anche giardinieri, manutentori, colf. Soprattutto bulgari. L'uso di manodopera a basso prezzo cresce anno dopo anno. Per gli imprenditori locali un risparmio triplicato, stortura della direttiva europea Bolkestein. La Cisl sceglie lo schiavismo d’ importazione come tema del convegno nazionale in programma mercoledì al Conference center di Porto Cervo. Il sindacato lancia l'allarme e chiede all'Europa leggi a difesa dei diritti dei lavoratori. «La priorità dell'Europa deve essere lo sviluppo e la crescita della tutela del lavoro – afferma Annamaria Furlan, segretaria confederale nazionale Cisl e ospite del convegno di mercoledì –. Il dumping contrattuale è presente e molto usato in Italia. Solo l'80 per cento dei lavoratori italiani è garantito da un contratto nazionale. Il restante 20 per cento è costituito da precari, soprattutto giovani, assunti come false partite Iva o co.co.pro. Poi c'è il fenomeno dei lavoratori stranieri, spesso comunitari provenienti dall'Est europeo. Sottopagati o pagati in nero, per i quali è necessario mettere mano a una legislazione europea che faccia da riferimento normativo al diritto all'equo compenso».

Un fenomeno italiano che da qualche anno ha contagiato anche le imprese turistiche sarde. «Si stanno verificando con sempre maggiore frequenza anche in Sardegna i casi di importazione di forza lavoro da paesi esteri – sottolinea il segretario provinciale Cisl Gallura, Mirko Idili –. Con la conseguente applicazione dei compensi percepiti nei paesi di provenienza. L'imprenditore che assume il lavoratore low cost risparmia tantissimo. Ci sono contratti da 20 ore settimanali a 650 euro al mese. Persone che arrivano a lavorare fino a 15 ore al giorno per mille euro al mese, parte dei quali percepiti in nero. Per lo stesso numero di ore un italiano costa almeno tre volte tanto. Naturalmente lo schiavismo di importazione si basa sul fatto che in Romania un lavoratore guadagna mediamente 140 euro al mese. L'Italia e l'Europa devono lavorare alla creazione di un panorama normativo comunitario. L'abuso nell'assunzione di personale a basso costo, se non puntualmente regolamentato attraverso una specifica legislazione transnazionale che attenui le storture della direttiva Bolkestein, potrebbe far collassare l'intero sistema turistico».

Al convegno «Quando la libertà economica prevale sui diritti sociali: che fare?» parteciperanno, tra gli altri, Pierangelo Raineri segretario generale nazionale Fisascat, l’assessore regionale al turismo Francesco Morandi e Giommaria Uggias, eurodeputato uscente.

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