La Nuova Sardegna

Olbia

Detenuti e vittime, il giorno del dialogo

di Angelo Mavuli
Detenuti e vittime, il giorno del dialogo

Nel carcere di Nuchis il primo confronto in Italia tra i condannati e i familiari di chi ha subìto danni personali e materiali

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NUCHIS. La casa di reclusione di Nuchis, nella sua pur breve esistenza - è stata inaugurata il 27 novembre del 2012 -, ha vissuto ieri uno dei momenti più belli ed esaltanti non solo per ciò che riguarda la vita e l’attività carceraria ma anche per quanto concerne gli aspetti sociali e normativi del nostro Paese. In mattina nella casa di reclusione, grazie al Progetto Sicomoro, che ha visto confrontarsi per mesi, all’interno dell’istituto di pena, vittime e autori dei delitti non collegati però fra loro, si è parlato di “Giustizia riparativa”. Una istituzione già operante in molti altri Paesi, contenuta nei principi base della Nazioni Unite, sollecitata più volte dal Consiglio d’Europa, non accettata invece nel nostro Paese, dove (a parte la sua applicazione, alcune volte, nei tribunali per i minori) ci si è limitati a farne oggetto di dibattitti piuttosto che cercarne concretamente l’applicazione.

L’argomento è stato presentato nell’auditorium del carcere di Nuchis dall’associazione internazionale Prison Fellowship, presente in Italia dal 2009 grazie al movimento cattolico Rinnovamento nello Spirito Santo che ha proposto l’iniziativa seguendo poi passo passo tutti gli incontri con Marcella Reni, presidente di Prison Fellowship Italia, e tutti i suoi collaboratori. I lavori introdotti da Carla Ciavarella, direttore del carcere, con un intervento di altissimo livello sociale, sono proseguiti poi con gli interventi del vescovo di Tempio, della stessa Marcella Reni che ha illustrato il progetto, auspicando l’adozione anche in Italia della Giustizia riparativa, e del sindaco. E’ stata quindi la volta degli interventi sia delle vittime che dei detenuti che hanno accettato il progetto Socomoro. Interventi gli uni e gli altri che hanno messo a nudo le anime dei protagonisti, le loro sofferenze e il percorso durissimo compiuto prima di arrivare alla conciliazione, all’abbraccio ed anche all’amicizia.

Una sala a tratti attonita, molte volte commossa, ha seguito gli interventi di Ciro, di Massimiliano, di Enrico, di Santo, di Andrea, di Vittoria, di Francesco, di Eugenia, di Domenico, di Ivana, Giusy e Antonella. “Vittime” e “Carnefici”, come qualcuno si è autodefinito, che sono riuscite con il dialogo, con il perdono ed ognuno con la sua presa di coscienza a farsi una ragione delle loro sofferenze e ad aprire una speranza per una giustizia diversa dall’attuale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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