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Il chirurgo Mela: «Si vedrà sul campo se la scelta è giusta»

Il chirurgo Mela: «Si vedrà sul campo se la scelta è giusta»

OLBIA. Quale sarà il ruolo del San Raffaele nel sistema sanitario regionale? Non solo. Sarà il San Raffaele un ospedale di alta specializzazione che possa fare una concorrenza sconveniente al Brotzu...

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OLBIA. Quale sarà il ruolo del San Raffaele nel sistema sanitario regionale? Non solo. Sarà il San Raffaele un ospedale di alta specializzazione che possa fare una concorrenza sconveniente al Brotzu o alle Aziende miste di Cagliari e Sassari? Su queste domande ragiona il dirigente medico Peppino Mela, direttore del Dipartimento di chirurgia dell’ospedale Giovanni Paolo II, di Olbia. «Questo lo si potrà constatare solo nel lungo periodo e determinanti saranno le eccellenze dimostrate sul campo e la libera scelta dei pazienti». Utenti della sanità non solo olbiesi: «No, anche galluresi, turisti, che da cinquanta anni sono dovuti ricorrere alle cure di altri ospedali della Sardegna e del continente».

Quelle proposte dal chirurgo Peppino Mela sono osservazioni a titolo personale che scaturiscono dai chiarimenti che esponenti politici sollecitano sui progetti della Regione con la Qatar Foundation e il Bambin Gesù. Ma le prerogative funzionali del nuovo ospedale interferirebbero con il sistema sanitario sardo? «In pratica, secondo chi obietta, gli aggiustamenti futuri nella programmazione sanitaria regionale si dovranno, in qualche modo, basare sul principio che li ha guidati fino ad oggi. E cioè sul principio del "chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato"; non si dovrebbero assolutamente generare discordanze con tutto quanto sia già stato, bene o male, distribuito; sarà difficile, se non impossibile, ridimensionare il numero dei posti letto e le dotazioni organiche anche degli ospedali che ne avessero in evidente eccesso rispetto alle esigenze comprovate. Nel concreto, risulterà alquanto complicato rispondere esaustivamente alle richieste degli investitori privati, quando anche la Regione non dovesse erogare finanziamenti, o anche se i posti letto risultassero "dovuti" ad un territorio o ad un ospedale, come quello di Olbia, relegato, da sempre, a struttura di base».

La realizzazione del San Raffaele non fu casuale. «No. Don Verzé e la politica locale (bisogna riconoscerne il grande merito al senatore Gian Piero Scanu) pensarono alla realizzazione del San Raffaele, che venne programmato e realizzato perché proprio a Olbia esisteva la più grave carenza sanitaria della Sardegna».

Si discute su quali discipline saranno accreditate. Servono altre pediatrie in Sardegna dove nascono appena 12.000 bambini all'anno? «Al privato che investe, come nel nostro caso, nel sociale, bisogna lasciare un certo grado di libertà. Verrebbe, peraltro, molto male impedire all'ospedale Bambin Gesù di fare pediatria o alla Qatar Foundation di fare medicina sportiva. Alcune discipline, si dice anche, come per esempio l'ortopedia alla quale non vengono attribuite caratteristiche di alta specializzazione (dentro l'ortopedia generalistica ci sono invece diverse superspecializzazioni come la chirurgia vertebrale, della mano, protesica, artroscopica) non dovrebbero far parte di quelle convenzionabili con il San Raffaele». Eppure in Sardegna è sempre andata a questo modo. «Viene da chiedersi come mai questa osservazione non fu rilevata con forza, e comunque non fu certo determinante, anche quando a Cagliari, oltre alle 4 ortopedie istituzionali, vennero approvate le convenzioni con almeno altre cinque cliniche private che si occupavano di ortopedia» .

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