Zona franca, un vertice in prefettura
Accolta la richiesta d’incontro del Comune che incalza: se Renzi non decide si può istituire con un decreto sostitutivo
OLBIA. Olbia gioca la carta decisiva per l’istituzione della Zona franca doganale e insieme della Zes (zona economica speciale) nel perimetro dell’area industriale L’appuntamento è quello di martedì 10, convocato dal prefetto di Cagliari su richiesta dell’amministrazione comunale per discutere, come sintetizza la convocazione, delle “norme urgenti per l’attuazione del funzionamento della zone franche istituite dalla Regione autonoma della Sardegna”. Con il presidente del Consiglio comunale di Olbia, il prefetto di Cagliari Giuffrida ha convocato anche il suo omologo di Sassari Mulas. «Per noi e per il territorio si tratta di un’occasione di importanza capitale – osserva il presidente dell’assemblea civica olbiese Vanni Sanna –, la Zona franca ha uno straordinario rilievo sia economico e sia occupazionale».
Potere sostitutivo. Sono due gli elementi che attribuiscono importanza particolare alla riunione di Cagliari: uno di ordine temporale e uno politico, stretti uno all’altro. Il cuore del problema sta nel fatto che, completate tutte le procedure, benedette infine da una valutazione favorevole e unanime del consiglio comunale, ora un Dpcm (decreto del presidente del consiglio dei ministri) dovrebbe definitivamente sancire l’istituzione della Zona franca nelle modalità richieste da Olbia. Se il provvedimento non arrivasse, è previsto il decreto del prefetto che interverrebbe con potere sostitutivo. «Così è previsto dalla legge e questo intendiamo sottolineare in maniera formale nell’incontro di martedì», precisa Vanni Sanna.
Oltre la crisi. La Zona franca è un obiettivo al quale il Comune di Olbia punta da Tempo: «Fummo i primi in Sardegna, nel 2007», ricorda il presidente del Consiglio comunale. Da allora sono stati compiuti tutti i passi necessari per approdare al traguardo, comprese le primetrazioni delle aree interessate. Una è quella industriale (750 ettari) che il Comune vuole comprendere nella Zona franca doganale, attigua l’altra è la zona interclusa di 19 ettari destinata all’istituzione di una Zes. «La gravissima crisi che investe tutti i settori produttivi e dei servizi di Olbia e della Sardegna, impone l’urgente adozione di adeguati ed efficaci provvedimenti che consentano di promuovere una crescita economica e occupazionale reali che portino al riequilibrio delle conseguenze negative connesse all’insularità». Così Vanni Sanna riepiloga le motivazioni sottoscritte dall’intera assemblea civica il 20 settembre del 2013. Ragioni sempre più valide, ribadisce insieme ai capigruppo riuniti con lui nella sala giunta in vista dell’incontro in prefettura, chiesto con una lettera del 5 maggio inviata all’assessore regionale all’Industria Maria Grazia Piras, al presidente Francesco Pigliaru e ai due prefetti e accompagnata da un dossier che documenta tutti i passaggi e gli adempimenti fin qui fatti per ottenere il decreto istitutivo.
I vantaggi. Quali sono? Le agevolazioni previste dalla Zona franca doganale riguardano i prodotti trasformati, manipolati e commercializzati provenienti dall’estero e destinati all’estero (inteso come territorio extra Unione europea) e che naturalmente vale per le imprese sarde che operano. Insomma, si tratta di una forma di “magazzino-deposito fiscale” entro il quale sulla movimentazione delle merci vengono praticate le esenzioni sui tributi doganali, sulle accise e sull’Iva. Olbia chiede poi che la Zona franca doganale venga accompagnata da una Zona economica speciale, che è una zona concepita come strumento di attrazione di investitori stranieri eventualmente interessati a concludere affari in una zona che pratica trattamenti agevolati sul piano fiscale: in favore delle aziende possono essere eliminate o ridotte l’Ires, l’Irap, la Tarsu.
Quattro mesi. Vanni Sanna spiega una per una tutte le ancore giuridiche su cui poggia la richiesta del Comune. «Le abbiamo tutte, arriviamo con le carte in regola per poter chiedere il decreto istitutivo». Perciò la sottolineatura sui tempi che verrà ribadita martedì: 120 giorni per il decreto a partire dalla lettera, dopodiché sono previsti i poteri sostitutivi del prefetto. «Per Olbia e il territorio, ma anche per la Sardegna – dice Vanni Sanna – significa la conquista di una importante posizione di competitività sui mercati, di rilancio dell’economia e del lavoro. Non dimentichiamo che l’Italia è il secondo Paese in Europa nel comparto manifatturiero». (gpm)
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