Parco, nuovo blitz della finanza

La Maddalena, non si trovano fatture e documenti riguardanti appalti e spese degli amministratori

LA MADDALENA. Si intensificano i controlli sulle spese addebitate dai membri dell’amministrazione al parco marino dell’arcipelago della Maddalena e su alcuni appalti banditi e affidati, in questi ultimi anni, dall’ente statale. Il problema più grande, per gli investigatori della guardia di finanza, è rintracciare quei documenti che non risultano inseriti nei faldoni conservati negli uffici amministgrativi dell’Ente. Le diverse versioni fornite nel corso degli inrterrogatori delle persone informate sui fatti, primo tra tutti presidente del Parco, Giusedppe Bonanno, non avrebbe trovato corrispondenza con le carte finora sequestrate e messe a disposizione del magistrato inquirente, Riccardo Rossi, dagli uomini delle Fiamme Gialle. I quali sono da mesi alla ricerca di documenti inerenti gli appalti aggiudicati dalla cooperativa Naturalia e delle pezze giustificative che dovrebbero “coprire” le ingenti spese sostenute – per viaggi qualificati come istituzionali – dal presidente del Parco Giuseppe Bonanno e dallo staff di amministratori e funzionari. Nel 2010 le fiamme gialle avevano acquisito la documentazione sui lavori, iniziati e mai terminati, nei fari dell'isola di Razzoli e Santa Maria. Per verificare alcuni passaggi amministrativi e contabili dell'assegnazione dei fondi erano stati portati via alcuni fascicoli, e la procura aveva aperto una inchiesta per accertare per accertare la regolare gestione contabile. Indagine a cui ha fatto seguito, nell’inverno scorso, la seconda inchiesta avviata dalla magistratura gallurese e finalizzata a capire come siano stati spesi i fondi erogati all’Ente dal ministero dell’ambiente, dal quale dipende. Come non è ancora chiaro, essendo il fascicolo coperto dal segreto istruttorio, se sul registro degli indagati sia stato iscritto o meno qualcuno sinora sentito come “persona informata sui fatti”, una veste facilmente sostituibile con quella di indiziato di reato. Come non è chiaro a quanto ammonti il presunto buco nel bilancio rilevato dagli investigatori della Fiamme Gialle, un ammanco sul quale si sta addensando più di un dubbio, sollevato dalla mancanza di documenti e di fatturazioni che possano compensare quanto erogato dalle casse dell’Ente Parco sia per i rimborsi spese di oltre un anno presentanti dai componenti il consiglio di amministrazione, sia dalla assenza di documenti indispensabili per l’aggiudicazione di appalti pubblici banditi dall’ente Negli ultimi due anni. Nelle prossime ore verranno chieste ulteriori delucidazioni a coloro che sono rimasti invischiati in questa ragnatela di conti e fatturazioni, ma l’impressione che si ha è quella che l’intera indagine abbia avuto una impennata improvvisa proprio per l’assenza, tra gli incartamenti sequestrati negli uffici dell’Ente, di quei riscontri contabili elencati nelle diverse dichiarazioni rese da funzionari e membri del consiglio di amministrazione dell’Ente Parco.

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