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Sanità sarda al collasso, l’isola si mobilita. La rabbia di comitati, sindacati e sindaci: «Il diritto alla salute non è garantito» – VIDEO


	Sanità pubblica nel caos, la protesta  a Cagliari - foto di Mario Rosas
Sanità pubblica nel caos, la protesta  a Cagliari - foto di Mario Rosas

La denuncia: «Mancano medici di medicina generale e pediatri di libera scelta, l’assistenza è gravemente insufficiente»

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Cagliari Si è svolta oggi a Cagliari la manifestazione regionale promossa dal Coordinamento dei Comitati Sardi per la Sanità Pubblica per chiedere risposte concrete alla crisi del servizio sanitario nell’Isola.

Alla mobilitazione hanno partecipato diverse centinaia di persone provenienti da tutta la Sardegna, con la presenza di oltre 30 comitati e associazioni, circa 30 sindaci, la Presidente di ANCI Sardegna Daniela Falconi e rappresentanti delle organizzazioni sindacali.

Il corteo, partito da Piazza dei Centomila, ha raggiunto il Consiglio regionale, dove si sono svolti gli interventi pubblici della manifestazione.

Alle ore 11.30 una delegazione del Coordinamento è stata ricevuta presso il Consiglio regionale. L’incontro, durato oltre un’ora, ha rappresentato un primo momento di confronto istituzionale sulle criticità della sanità pubblica nell’Isola.

Il Coordinamento ha consegnato alle istituzioni il documento unitario della mobilitazione, ribadendo la necessità di rafforzare la medicina territoriale, garantire il personale necessario nei presidi sanitari e assicurare una reale uguaglianza nell’accesso alle cure per tutti i cittadini della Sardegna.

La manifestazione conferma che dai territori arriva una richiesta forte e diffusa di rilancio della sanità pubblica e di maggiore attenzione ai bisogni delle comunità locali.

Le ragioni della protesta

«La manifestazione nasce da una constatazione semplice e drammatica: in Sardegna il diritto alla salute non è più garantito in modo uniforme e reale. Le criticità denunciate dai territori – denunciano i comitati – sono ormai strutturali. Intere aree dell’Isola sono prive di un’assistenza territoriale adeguata. Mancano medici di medicina generale e pediatri di libera scelta. Molti cittadini sono privi di medico o vivono in condizioni di assistenza gravemente insufficiente. I pronto soccorso sono in affanno. Le liste d’attesa impediscono l’accesso tempestivo a visite, esami e interventi. Numerosi reparti ospedalieri sono in sofferenza o a rischio. Cresce la migrazione sanitaria fuori regione. Cresce la rinuncia alle cure. Il pubblico arretra mentre il privato si espande. I territori interni pagano il prezzo più alto in termini di accesso, distanza, tempi e qualità effettiva delle prestazioni.

La crisi non riguarda soltanto la sanità in senso stretto. Riguarda l’assetto sociale della Sardegna, la tenuta delle famiglie, il destino delle aree interne, la dignità delle persone fragili, la possibilità stessa di vivere nei paesi senza essere costretti a spostarsi continuamente per curarsi.

Quando una persona anziana, fragile o malata deve percorrere centinaia di chilometri per una visita o un esame, non siamo davanti a una semplice inefficienza amministrativa. Siamo davanti a una frattura democratica. (im)

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