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Olbia

via tasso

Una famiglia nel dramma: lo sfratto dietro l’angolo

di Dario Budroni
Una famiglia nel dramma: lo sfratto dietro l’angolo

OLBIA. Michele Pinna e Melania Salaris, 31 anni lui e 30 lei, entrambi senza lavoro, hanno l’aria sconvolta di chi non sa più cosa fare. Vivono in un minuscolo appartamento delle case popolari di via...

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OLBIA. Michele Pinna e Melania Salaris, 31 anni lui e 30 lei, entrambi senza lavoro, hanno l’aria sconvolta di chi non sa più cosa fare. Vivono in un minuscolo appartamento delle case popolari di via Tasso, affacciate su via Roma. Una casa che avevano occupato 3 anni fa per dare un tetto ai loro due bambini. Ma su di loro adesso pende una ordinanza di sfratto. L’alloggio, infatti, è stato assegnato a una donna disabile che adesso «vuole» la sua casa. Ieri mattina al secondo piano della vecchia palazzina si è presentato l’ufficiale giudiziario, accompagnato dagli agenti di polizia. «Ci è stato detto che torneranno il 7 luglio – racconta Melania Salaris –. Nel frattempo dovremo cercare una sistemazione. L’assistente sociale ha spiegato che lavorerà per trovare una soluzione, ma non ci è stato garantito nulla». Una lunga storia di ordinaria disperazione, cominciata nel 2011 e ancora senza via di uscita. «Questa era la casa di una signora che conoscevamo molto bene e che non aveva parenti – spiega Michele Pinna –. Quando poi è deceduta abbiamo deciso di occuparla. Io non lavoravo e non sapevamo dove andare, visto che ci stavano buttando fuori da un altro appartamento».Un ragazzo che per anni ha lavorato come muratore nei cantieri di mezza città, ma da troppo tempo senza un impiego fisso. «Quando capita svolgo qualche lavoretto e spesso non mi pagano neanche. Cosa dobbiamo fare adesso? Non è un reato dare un tetto ai miei bambini. Mi dispiace, ma l’alternativa è finire sulla strada» continua il giovane padre di famiglia. I due bimbi, il più grande di 11 anni e la più piccola di 6, mentre i genitori raccontano la propria storia, giocano nella camera accanto al salottino, una piccola stanza con un letto matrimoniale e due brandine. «Noi siamo in graduatoria da 11 anni, ma ci hanno detto che siamo troppo giovani – racconta invece Melania Salaris -. Abbiamo due bambini piccoli, qualcuno deve fare qualcosa per noi. Quando abbiamo occupato questa casa, nel 2011, io mi sono subito autodenunciata e abbiamo sempre pagato». Dall’Area, infatti, sono cominciati ad arrivare i bollettini da 220 euro al mese, che la coppia dichiara di aver pagato fino a quattro mesi fa, quando i soldi sono finiti del tutto. «Ovviamente non ci possiamo permettere un affitto, anche perché chiedono una caparra e noi non abbiamo più un soldo – aggiunge Michele Pinna -. I nostri bambini vanno a scuola, a loro non facciamo mancare proprio nulla. Ma adesso non possiamo andare a vivere per strada». Un incubo vissuto già una volta, nell’agosto del 2008, quando Melania era incinta della bambina più piccola. «Casa nostra era stata distrutta da un incendio – racconta Michele Pinna -. Non sapevamo dove andare e quindi abbiamo vissuto per un mese e mezzo nel campeggio di Capo Ceraso».

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