L’esame di maturità: bocciato Quasimodo, meglio il saggio breve
Prima giornata di passione per gli studenti delle superiori Tutti d’accordo: «Non abbiamo studiato il poeta siciliano»
OLBIA. Aria stralunata, dizionario sottobraccio, telefonino per chiamare casa. Si ritrovano verso l’ora di pranzo davanti alle porte a vetri della scuola. Qualcuno ostenta sicurezza e abbraccia il compagno. Qualcun altro appare invece pensieroso e poco tranquillo. Sono istanti in cui le paure danzano con le speranze. Attimi che nessuno di loro dimenticherà mai.
Gli studenti olbiesi alle prese con l’esame di maturità sono centinaia. Ieri hanno vissuto la prima mattinata di passione. Si sono svegliati presto e si sono presentati a scuola per la prima prova scritta. Poi hanno scelto la traccia. Quasi tutti hanno puntato sul saggio breve, qualunque fosse l’argomento deciso dal ministero. Perché l’analisi del testo, stavolta incentrata su una poesia di Salvatore Quasimodo, appare davvero troppo difficile. Soprattutto quando non si conosce l’autore. Questo è il primo dato che emerge davanti alle scuole. Sulla piccola scalinata del liceo classico Gramsci, alle 13.30, ci sono una ventina di studentesse. Ed è impossibile trovarne una che abbia scelto Quasimodo. Simona Vitale, per esempio, ha optato per il saggio breve tecnico-scientifico sulla tecnologia pervasiva. «Ho scritto che la tecnologia è molto importante. Ma anche che l’uomo risulta subordinato ad essa e non può più farne a meno. E forse questo può diventare un problema» racconta con aria sicura Simona. Accanto a lei c’è Elisabetta Buffa e pure lei ha scelto la stessa traccia: «Secondo me era l’argomento più interessante. E Quasimodo non l’abbiamo studiato, penso che nessuno abbia fatto l’analisi del testo. Comunque avevo un po’ di ansia, ma non troppa. Ci spaventa di più la terza prova». Subito dopo esce da scuola Erica Sabeddu, però del corso linguistico. Lei ha svolto un saggio breve sulla violenza e non-violenza nel Novecento: «Mi piace questo periodo storico e ho confrontato diversi avvenimenti e personaggi, dal Biennio rosso a Martin Luther King». Poi arriva Giorgia Mannu. Frequenta il corso linguistico e ha puntato sul saggio breve sul valore del dono. «Ho scelto l’ambito artistico- letterario. Ho parlato del dono nella storia, nella letteratura. E anche di come viene inteso oggi. Sono soddisfatta. Durante la notte ho avuto un po’ di ansia, ma sarà peggio quando arriveranno la terza prova e l’orale». All’istituto tecnico Panedda, dove si studia economia e turismo, il discorso cambia di poco. Di Quasimodo nessuna traccia: gli studenti hanno puntato su altro. Nicolò Pasella, per esempio, ha scelto il tema di attualità sulle periferie e ha riflettuto sulle posizioni dell’architetto Renzo Piano. «Ho parlato della situazione delle periferie italiane, secondo me sarebbero da recuperare e rivitalizzare». Interessante l’analisi di Fiona Decandia sullo stesso argomento: «Ho confrontato i diversi tipi di periferie e mi sono soffermata sulla terra dei fuochi e sulle favelas brasiliane. Forse, invece di costruire gli stadi per i mondiali, in Brasile avrebbero dovuto risolvere questa grave situazione». Massimo Piccinnu ha invece parlato della tecnologia e Paola Cabras ha riflettuto sul valore del dono. Per tutti loro la prima prova è andata. Adesso penseranno alle altre: alla terza e all’orale soprattutto. E poi al futuro: ai test per accedere all’università, a un lavoro difficile da trovare. A un domani che appare ancora tempestato di punti interrogativi.
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