La Nuova Sardegna

Olbia

Pittulongu, si parcheggia in una palude

di Serena Lullia
Pittulongu, si parcheggia in una palude

La Playa bocciata all’esame della prima domenica d’estate; mancano le aree di sosta, le auto e i bagnanti nel fango

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OLBIA. Come mostrare una principessa alla sua prima uscita pubblica con un abito sgualcito e stracciato. La spiaggia di Pittulongu arriva all'appuntamento con la prima domenica d'estate impreparata, trasandata, maltrattata. La bellezza dei suoi granelli d'argento contrasta con l'immagine che offre ai bagnanti prima dell'arrivo sulla sabbia. A cominciare dai parcheggi.

Il piazzale della Playa alle spalle del lido, l'unico in grado di contenere le macchine di residenti e turisti, è una poltiglia di terra e acqua. La vecchia area umida, snaturata decenni fa per fare spazio alle auto, si riappropria del suo spazio. Area privata concessa a titolo gratuito al Comune. La pioggia della scorsa settimana ha reso impraticabile buona parte dello sterrato. Nemmeno il sole che bollisce l’asfalto può far nulla contro la natura. Gli automobilisti più coraggiosi sfidano la palude e si avventurano nella distesa di fango. Prima ancora devono superare i due scivoli di ingresso, malconci, con un profondo dislivello rispetto alla strada. Conquistato il quadrato di sosta nasce il problema di come scendere dalla macchina senza restare con i piedi a mollo. Un padre in precario equilibro sulle ciabattine da mare pattina sul fango per scaricare dall’auto palette, secchielli e salvagenti. Un marito cortese aiuta la moglie, un po' avanti con gli anni, a guadare le pozzanghere nere. Ècco Pittulongu nella sua prima domenica estiva da star dell’abbronzatura. Ecco la spiaggia che fa brillare di orgoglio gli occhi di ogni olbiese. Ma raggiungerla è un percorso a ostacoli imbarazzante. E l’estate è appena cominciata.

Già a metà mattina le macchine girano come schegge nel circuito della spiaggia. Alla ricerca di un parcheggio. L'area umida vestita da posteggio può contenere solo la metà delle auto. L’altra metà è fango. Sulla strada che costeggia pericolosamente la sabbia, senza barriere, è vietato sostare. Su entrambi i lati ci sono depositi di sabbia argentata, patrimonio unico, da tutelare. Primo giro terminato. Si riparte dalla strada che costeggia l’hotel. Il posteggio aperto due anni fa dal Comune, grazie all’accordo con i proprietari, è chiuso. Strada sbarrata. Qualcuno occupa il vialetto sterrato di accesso, ovviamente su entrambi i lati. A nessuno in Comune è venuto in mente che la spiaggia più importante di Olbia venisse presa d’assalto nella prima domenica d’estate. Una occupazione da copione. Come i centri commerciali alla vigilia di Natale. Ma nessuno osi parlare di parcheggio selvaggio. Ci si arrangia come si può in un lido incapace di accogliere i bagnanti, ma che non prevede il numero chiuso. Qualche automobilista intraprendente si esibisce in acrobazie al limite delle cunette, tra i cespugli. Qualcun altro lancia l’occupazione di una delle due corsie. Esempio subito imitato. Chi fallisce anche questo tentativo opta per un terzo giro panoramico mentre la ricerca tocca la mezzora. Pittulongu bella e impossibile. Con l'erba alta e pericolosamente secca, le strade piene di buche, l’asfalto divorato dall’incuria, le aree di sosta impraticabili.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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