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santa teresa dopo il nubifragio

Paggiolu: «Troppi interventi urbanistici aggressivi, si cambi registro»

Paggiolu: «Troppi interventi urbanistici aggressivi, si cambi registro»

SANTA TERESA. Riflette sulle consegue del violento nubifragio che solo qualche settimana fa ha messo in ginocchio Santa Teresa provocando un milione di euro di danni. Gianni Paggiolu, architetto ed...

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SANTA TERESA. Riflette sulle consegue del violento nubifragio che solo qualche settimana fa ha messo in ginocchio Santa Teresa provocando un milione di euro di danni. Gianni Paggiolu, architetto ed ex assessore della giunta Pisciottu, porta a galla gli errori urbanistici che hanno contraddistinto la crescita del paese. Tante le bombe pronte a esplodere sotto la pelle di Santa Teresa. «Per calamità naturale si può definire una grandinata improvvisa che distrugge il raccolto, o una tromba d’aria che abbatte degli alberi – dice –. Un’onda di piena che travolge un edificio costruito su un corso d’acqua non è una calamità naturale. È solo l’espressione di una deficienza umana. È un po’ come attivare una bomba a orologeria e non sapere quando esploderà. In quest’ottica attribuire ad una pioggia, per quanto intensa e abbondante, il nome di “bomba d’acqua” rovescia il problema e assomiglia a una fuga dalle responsabilità. La pioggia è il detonatore che farà esplodere le varie “bombe a tempo” disseminate sul territorio, molte delle quali consentite o costruite direttamente da amministrazioni pubbliche, perciò esse stesse responsabili del degrado ambientale e del dissesto idrogeologico». Paggiolu ricorda come anche in paese siano stati spesi soldi pubblici per redigere piani urbanistici generali e di attuazione. «Si sono impegnate risorse ingenti per cancellare lo stagno e la foce del rio Muzzeddu e costruire un complesso turistico avulso dal contesto – aggiunge Paggiolu –. Per modificare i fragili equilibri del rio e della zona umida a monte della spiaggia della Marmorata, dove centinaia di tonnellate di pietrame e terra per sottofondo stradale sono state collocate nel retrospiaggia, costringendo l’acqua a ricercare nuovi pericolosi equilibri. Per costruire a valle della “Funtana” un edificio pubblico sopra il corso d’acqua inopportunamente “tombato” in un misero tubo di cemento; per costruire enormi vasche per le acque reflue sotto le dune della spiaggia Rena Bianca, moribonda per questa e altre corrosive opere di pari superficialità, sempre, comunque, ben pagate. Perciò, dopo una pioggia intensa accade di vedere case e infrastrutture, costruite di traverso su corsi d’acqua, allagate o spazzate via come la strada a Terra Vecchia, alle spalle del porto. Accade che l’acqua fuoriesca dalle condotte tombate e scorra a fiumi davanti l’edificio di “Samarcanda”, o in via Nazionale, allagando e danneggiando manufatti; vediamo la spiaggia Rena Bianca regolarmente deturpata». Metodi aggressivi e distruttivi. «E gli interventi sono stati finanziati con i risparmi dei cittadini – conclude l’architetto – che poi, dopo ogni pioggia, richiedono continui interventi di riparazione e ripristino per restituire illusoria sicurezza a edifici pubblici e privati, strade e strutture urbane, in un circolo vizioso malato e sempre più oneroso. Non possiamo più permetterci di mantenere l’ignoranza in materia di pianificazione ambientale concretamente manifestata da sindaci, consulenti urbanistici e amministrazioni pubbliche. In questa ottica di conoscenza e rispetto dei sistemi naturali è benvenuta l’area marina protetta di Capo Testa, e magari il Parco internazionale delle Bocche».

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