Olbia, l’addio della città alla regina dei fornelli
Folla immensa nella basilica di San Simplicio: amici, chef, amministratori e dipendenti ricordano commossi Rita Denza
OLBIA. Nel giorno dell’addio, il cielo è grigio. E grigi e spenti appaiono gli occhi dei tantissimi amici che hanno dato l’ultimo saluto a Rita Denza, la regina dei fornelli che ha cambiato il modo di fare cucina in Sardegna. Un simbolo, per la città, una donna unica e indimenticabile per il territorio, per l’intera isola. Un’amica speciale, come molti l’hanno definita, che ha accolto nel suo ristorante “Gallura” gli uomini più ricchi e potenti del mondo, tanti personaggi dello sport, dello spettacolo e del cinema, e molti figli di Olbia.
La basilica di San Simplicio non riesce a contenere l’abbraccio di quella folla immensa. Ci sono persone arrivate da ogni parte d’Italia, chef e ristoratori, persone che hanno avuto l’onore e il piacere di lavorare con lei, politici, amiche e amici a cui ha regalato momenti meravigliosi, andati ben oltre i suoi piatti creativi. E ovviamente c’è lui, Arnaldo Pascal, suo compagno di una vita, le mani attorcigliate dal dolore e lo sguardo fisso sulla bara, «capace - come dice don Antonio Tamponi - di fare sentire Rita sempre protagonista, di farla sempre sentire padrona di tutto».
Perché lei, nel suo ristorante e nella sua cucina, era davvero l’unica regina. Un ruolo che ricopriva anche con autorità, è vero, ma con una bontà d’animo infinita. I suoi eterni collaboratori, come Agostino Fresu e Antonio Fasciano, la ricordano proprio così. «Dal 1992 - dice Fasciano - ho lavorato con lei braccio a braccio, in sala. Ti dava tutto, ma sul campo era un maresciallo tedesco e aveva sempre un appunto da farti. Sì, lei era così, meravigliosamente spontanea. Capace di tenere una squadra unita e di creare un gruppo sempre più solido nel tempo. Noi dipendenti eravamo la sua famiglia. E si occupava di noi con grande affetto, così come era grande la passione per il suo lavoro. Diceva sempre che non avrebbe voluto fiori il giorno che fosse morta, ma opere di bene. Perché lei, silenziosamente, era anche una regina dell’altruismo».
Una delle persone che ricorda il suo primo incontro con Rita Denza, è Milena Maffei, storico amore dell’Aga Khan e figlia di un industriale di Trento. «Con la mia famiglia, cinquant’anni fa - racconta la Maffei - arrivammo a Coda Cavallo. Non avevamo né telefono, né luce. Quindi, dalla mattina alla sera, trascorrevamo il tempo con Rita e la sua famiglia al Gallura. Le cose da dire su questa donna straordinaria sarebbero tantissime, ma vorrei ricordare un particolare che mi è tanto caro. “A che ora arrivi?” mi chiedeva Rita. E poi si faceva trovare sul marciapiede, con una manciata di pesciolini fritti avvolti nella carta, che a me piacevano tanto».
«Perché lei - aggiunge Renzo Persico, presidente del Consorzio Costa Smeralda - aveva questa grandissima capacità: rendere l’ordinario in straordinario. Tutto il mondo ha trovato in lei una grande amica, tutto il mondo ha conosciuto grazie a lei questa città. Ai suoi tavoli si sono sedute persone per oltre trent’anni, ma non solo per le sue prelibatezze, ma proprio perché c’era Rita».
Per Stefania Garotta «niente e nessuno sarà mai come Rita Denza. Rimarrà nel cuore e nella mente di tutti noi, per la sua grandezza unica». «E’ stata un’ambasciatrice per la città, per la Gallura e per la Sardegna - le parole sono del sindaco Gianni Giovannelli - e chi le ha voluto bene si è innamorato della sua schiettezza, della sua sincerità e della sua generosità. Si è sempre impegnata per gli altri e ha dato una mano anche quando avevamo organizzato una raccolta di fondi per l’emodinamica».
Raffaele Sestu, presidente delle Pro loco sarde e ideatore della manifestazione “Il Porcino d’Oro”, non riesce a frenare le lacrime. «Mi mancherà il suo sorriso, mi mancherà il suo grembiule bianco. Lei è stata la guida per tanti chef sardi, dei quali era profondamente orgogliosa. E loro, oggi, sono venuti qui a darle l’ultimo saluto e soprattutto a dirle grazie». Ma il grazie più forte arriva da chi ha lavorato nella sua cucina. Il primo chef Giorgio Corongiu, il secondo chef Ciriaco Piras e i collaboratori Luisangelo Campus e Mirko Meloni. «Ho cominciato a fare il cuoco per il Gallura nel 1981 - ricorda Corongiu -, poi qualche esperienza fuori e dal 1987 sono sempre stato con Rita. Una donna meravigliosa, grande in cucina, dolcissima, creativa. Lavorare al suo fianco ha rappresentato per me una ricchezza di inestimabile valore». «Anche io ho lavorato con lei per 25 anni - aggiunge Ciriaco Piras -. Ci ha trasmesso il suo sapere da grande maestra, con dolcezza e ironia, insegnandoci a muoverci tra i fornelli, ma sempre in modo che fosse tutto perfetto».
Prima che don Giovanni Debidda chiuda la cerimonia funebre, Giovannella Asara, grande amica di Rita Denza, legge poche e toccanti righe. «Signore, ti mandiamo Rita. Accoglila bene, perché è stata un mito. Ti avverto, però: sappi che non ascolta nessuno e che l’ultima parola è sempre la sua». L’applauso è lungo. E’ tutto per la regina dei fornelli. E mentre la bara viene accompagnata fuori dalla basilica, sotto la pioggia, qualcuno guarda lassù. «Perché lì, ora - dice don Tamponi - parteciperà all’eterno banchetto della gioia».
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