Il comitato accusa: danni più pesanti a causa dell’incuria
Oltre 200 residenti hanno firmato un documento redatto dal comitato di Isticcadeddu che ha fatto il punto sulla situazione del quartiere. Nella nota si rileva come «già prima dell'alluvione il...
Oltre 200 residenti hanno firmato un documento redatto dal comitato di Isticcadeddu che ha fatto il punto sulla situazione del quartiere. Nella nota si rileva come «già prima dell'alluvione il rione avesse una viabilità con diverse criticità, dovute alla scarsa attenzione da parte delle varie amministrazioni, che hanno privilegiato interventi in altre parti della città, tralasciando sistematicamente le periferie come la nostra, accumulando un gap infrastrutturale». Anche l’azione dell’attuale governo cittadino, «che sembrava aver invertito la tendenza, iniziando a colmare la carenza atavica di infrastrutture, quali strade e asfalti ed illuminazione pubblica, si è poi arenata». Il Comune è accusato di non aver portato a termine o non aver costretto le società che svolgevano i lavori per i sottoservizi a ripristinare a regola d’arte il poco manto stradale già presente. L’arrivo del ciclone ha così fatto più danni che altrove, i cavi e i tubi sono stati strappati dalla loro sede. Non si contano le voragini, i tubi dell’acqua si rompono in continuazione sotto i mezzi pesanti. Il comitato riconosce che l’alluvione ha drenato risorse ed energie, «ma non può essere un alibi, le incompiute risalgono al periodo precedente e gli assessori competenti erano già stati informati». Nel ricordare che anche i residenti della zona del piano di risanamento hanno pagato gli oneri, fa un lungo elenco di ciò che si attendono, a cominciare dalle transenne sugli argini lungo il percorso pedonale tra via Cortez e via Gessi, quello dove passano gli scolari diretti a scuola. E si augura una ripresa di un confronto con l’amministrazione. (apal)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
