Don Tamponi: «La cultura non abita qui»
Il direttore dell’ufficio diocesano bacchetta l’amministrazione comunale: spende soldi solo per cantanti e fuochi d’artificio
OLBIA. Lo sguardo è severo. E le sue parole sono cannonate. Colpi che centrano in pieno il cuore dell’amministrazione. La critica più dura adesso arriva da chi vive di bibbia e cultura. Don Francesco Tamponi è un uomo abituato a parlare chiaro: «Questa amministrazione non ha alcuna sensibilità, questa amministrazione non ha cultura».
Ieri mattina il direttore dell’Ufficio beni culturali della diocesi, e delegato regionale per i Beni culturali, si è tolto un paio di massi di granito dalla scarpa. Si trovava a Olbia per presentare la sistemazione di quattro statue nella chiesa della Maddalena. Così ne ha approfittato, un po’ per caso, per dire la sua sullo strano rapporto che Olbia ha con la storia e la cultura. E via con le stoccate. Quella di don Francesco Tamponi è una valanga di accuse pesantissime, che parte da un singolo caso fino ad analizzare tutto il contesto cittadino.
«Pensiamo per esempio all’antico altare ligneo di San Paolo, crollato due anni fa. L’amministrazione non ha dato un euro per il restauro – accusa don Francesco Tamponi -. Adesso è lì, impacchettato e intaccato dai tarli. Per recuperarlo servono 30mila euro, pochi soldi per una città come Olbia. E ora c’è il rischio che crolli pure il pulpito del Settecento, ormai non ci facciamo salire più nessuno. San Paolo è la chiesa degli olbiesi ed è la prima a essere visitata da chi arriva in città, non può presentarsi così». Certo, l’amministrazione guidata dal sindaco Gianni Giovannelli è strangolata dal patto di stabilità, deve fare i conti con i postumi dell’alluvione e non perde occasione per ribadire di avere le casse vuote. Ma l’analisi di Francesco Tamponi va oltre e tira in ballo la volontà e la sensibilità di chi governa e ha governato Olbia. «La città ha sete di identità e non si fa nulla per dissetarla. L’amministrazione non investe sul patrimonio, non esiste cultura. E meno male che ci sono i comitati che organizzano le feste e le ricorrenze care agli olbiesi. È grazie a loro che Olbia mantiene un minimo di memoria – spiega il direttore dell’Ufficio beni culturali -. Sono preoccupato per il futuro di Olbia. In passato sono stati spesi migliaia di euro per cantanti e fuochi d’artificio e non si è mai investito in cultura. Tutto questo è inaccettabile». E poi avanti con altri esempi, non più legati a chiese e altari ma che comunque calzano a pennello con il suo discorso. «Dov’è l’università di Olbia? All’aeroporto. Non si è fatto mai nulla per portarla in città – continua don Francesco Tamponi -. Per non parlare poi dei beni culturali abbandonati. Oppure di parcheggi e altre costruzioni edificati accanto ai siti archeologici». Insomma, la storia su Olbia e cultura è come la pallina del flipper: rimbalza, si allontana e poi ritorna. Due mesi e mezzo fa, per esempio, a sollevare il caso fu proprio l’ex assessore alla Cultura. Vincenzo Cachia, motivando le sue dimissioni, aveva chiaramente attaccato la giunta comunale accusandola di non pensare alla cultura. «Non mi sento più parte del progetto della maggioranza, se mai l’ha avuto. La cultura per questa coalizione non è mai stata tra le priorità, che riguardano due-tre ambiti», aveva spiegato Cachia, pur difendendo i suoi progetti portati avanti con pochi soldi. Al momento, comunque, la poltrona dell’assessorato alla Cultura è ancora vuota.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
