La Nuova Sardegna

Olbia

Piano del porto, riemergono le polemiche

di Serena Lullia
Piano del porto, riemergono le polemiche

I mitilicoltori chiedono una modifica. Martello: «Tutti facciano un passo indietro per il bene comune»

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OLBIA. Le polemiche sul piano regolatore del porto vengono a galla dal passato. Riaffiorano i dubbi, le perplessità su alcuni interventi sulle onde. L'occasione è la procedura di Vas, la valutazione strategica ambientale. Ma le osservazioni fatte in questi giorni più che sollevare questioni naturalistiche sono una contestazione alla filosofia del piano approvato nel 2010. A quel sì seguì la benedizione dei consigli comunali di Olbia e Golfo Aranci. Ora il dibattito è di nuovo acceso. Come e più di quattro anni fa. Da un lato c'è chi chiede di aprire un tavolo di discussione anche a Olbia, come è successo a Golfo Aranci, e inserire delle modifiche. Dall'altro c’è chi invita ad accelerare i tempi, a fare tutti un passo indietro per l'interesse comune. Modificare il piano su alcuni suoi punti chiavi farebbe ripartire l'iter dall'inizio. Ma i tecnici stessi sono consapevoli che alcune opere previste, non saranno mai realizzate.

Fare in fretta. L'invito a non far affondare il piano con la rigidità delle posizioni personali arriva dal commissario dell'Autorità portuale, Nunzio Martello. «Se in una città di mare il porto muore, muore tutta la città – dice in apertura di discussione di Vas –. Ogni soggetto coinvolto faccia un passo indietro sulle proprie richieste. Non possiamo dire che in un porto una attività è più importante delle altre. Siamo di fronte a un porto di livello nazionale in cui convivono diverse attività. Dobbiamo trovare il giusto punto di equilibrio. Non possiamo permetterci di perdere altri dieci anni, energie e soldi»

Perplessi i mitilicoltori. Gli agricoltori del mare temono la morte dei loro campi di cozze. Criticano l'ampliamento della canaletta, da 150 a 200 metri, il passaggio contemporaneo di due navi passeggeri. «La Vas si basa su dati tecnici anziani – dice Monaco a nome della categoria –. Il traffico marittimo passeggeri si è ridotto del 27% negli ultimi 6 anni, ma si considerano i 15 anni precedenti, in cui sono stati fatte le opere, in cui si parla di un aumento. In pratica stiamo andando a prevedere opere basate per più navi passeggeri a fronte di un drastico calo delle presenze». Sotto accusa anche le nuove aree destinate alle cozze. «Nella parte interna del golfo sono circa 30 ettari, aree di bassi fondali e non classificate. Di contro vengono riperimetrati circa 50 ettari sottraendo tre spazi vitali che già sono il 20% della produzione. Per non parlare poi degli effetti di perdita di produttività e potenziale inquinamento a seguito dei dragaggi».

Bio-critiche. Un no motivato, declinato in diversi modi. Benedetto Cristo, biologo e consigliere comunale, espone la sua critica al piano regolatore del porto con la solita passione che lo contraddistingue. Con un trasporto particolare nel chiedere il rispetto della ria di Olbia, senza però dimenticare l'esigenza dello sviluppo. «E vero che l'allargamento della canaletta sarà solo di 50 metri – afferma –. Ma nessun tecnico oggi mi può venire a dire che migliorerà lo stato di salute del golfo. Un esempio in grande. L'apertura del canale di Suez ha portato nel nostro mare decine di specie aliene. E una tropicalizzazione del sistema mediterraneo. Certo sarebbe bello avere l'acqua del golfo più trasparente, rendere balneabile Mogadiscio. Ma attenzione a quello che facciamo». Cristo ricorda il fragile ecosistema della ria di Olbia, casa per cozze, arselle, canolicchi, tartufi. «Le arselle non le hanno uccise i rampinatori – aggiunge Cristo –. Ma i banchinamenti, la deviazione delle correnti. Non sono contrario ai dragaggi per principio, purché siano interventi equilibrati. A me fanno paura le conseguenze. Questa è una laguna. Se facciamo entrare nuove acque è vero, renderemo più pulita la laguna ma uccideremo il golfo. E nessun piano di monitoraggio ambientale salverà questo disastro».

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