Chiesto il dissequestro per il “Tiara del cervo”
Porto Cervo, per la procura il residence di lusso non poteva essere costruito I legali della società Terre sarde difendono la regolarità della licenza edilizia
PORTO CERVO. I mattoni smeraldi della "Tiara del Cervo" finiscono davanti al giudice. I legali della società “Le Terre sarde”, proprietaria del complesso residenziale arrampicato sulla collina di Liscia di Vacca, hanno presentato ricorso al tribunale del riesame contro il sequestro dell'immobile. La polizia locale di Arzachena, su mandato della procura di Tempio, nei giorni scorsi aveva messo i sigilli ai 36 appartamenti extra lusso disegnati dall'architetto Gianni Gamondi, autore di molte creazioni architettoniche di Silvio Berlusconi. Secondo la procura, la costruzione del complesso residenziale a 5 stelle che guarda la baia di Porto Cervo, sarebbe viziata da alcune difformità. In base alle prime indagini, la licenza edilizia sarebbe stata scaduta al momento dell’apertura del cantiere e i metri cubi da realizzare concessi su una zona in cui il valore massimo di cubatura sarebbe stato già abbondantemente superato. Gli avvocati di “Le Terre sarde”, Agostinangelo Marras, Gerolamo Orecchioni e Filippo Orecchioni, a cui si affianca uno staff di legali romani, chiede il dissequestro. L'udienza è fissata per il 22 luglio. Il progetto del maxi residence risale al 2003. Allora ottenne il via libera dall'ufficio tecnico di Arzachena. Parere favorevole anche dall’ufficio Tutela del paesaggio di Sassari.
Ha invece già ottenuto il dissequestro dei locali che ospitano i generatori di corrente dell’hotel Pitrizza, l’avvocato della Sardegna Resorts, Antonella Cuccureddu. Agli inizi di luglio, sempre la procura di Tempio aveva disposto il sequestro probatorio degli impianti, per inquinamento ambientale e marino. Nel mese di aprile, oltre seicento litri di gasolio erano finiti in mare dopo un blocco alle pompe di alimentazione dei quattro generatori di corrente. A far scattare il sequestro era stato il perdurare del guasto con conseguente sversamento di gasoli in mare. Sul posto erano intervenuti i mezzi della capitaneria di porto e una ditta specializzata. Il potenziale inquinamento era stato contenuto sistemando dei panni assorbenti sulla superficie del mare.
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