Nel campo scuola i futuri esperti di sicurezza
Diciotto i bambini coinvolti nel progetto della Protezione civile. La loro casa è una tenda pneumatica
OLBIA. La loro casa è una tenda pneumatica. E la tutela del territorio il loro mestiere. La mattina studiano come fossero sui banchi di scuola, il pomeriggio imparano a maneggiare estintori e manichette.
I futuri paladini della sicurezza hanno dai 10 ai 13 anni e sono talmente bravi da stupire anche gli insegnati in divisa catarifrangente. Il campo scuola della protezione civile è sbarcato anche in città grazie all’adesione dell’associazione di volontariato Gaia. Così da domenica sono 18 i bambini coinvolti in un progetto importante e che ha lo scopo di promuovere l’educazione civica e la salvaguardia del territorio.
Una iniziativa che a Olbia assume un significato particolare soprattutto dopo il 18 novembre.
Il campo scuola. La protezione civile nel 2007 ha deciso di organizzare dei campi scuola rivolti ai più piccoli. «È la prima volta che si svolge a Olbia. Parlare di certe tematiche con gli adulti, spesso, è come una lotta contro i mulini a vento. Con i bambini, invece, è una vittoria. Imparano in fretta, sono bravi. E per loro sarà una esperienza indimenticabile» commenta soddisfatto Emilio Garau, responsabile nazionale e regionale emergenze Prociv-Arci, un uomo che ha prestato servizio in tutto il mondo, dallo tsunami nell’oceano Indiano all’alluvione del 18 novembre. A sposare l’iniziativa è stata la Gaia, presieduta da Fabrizio Murgia, con il supporto dell’assessorato alla Protezione civile, guidato da Ivana Russu. Il campo scuola è cominciato domenica, terminerà domani e si svolge nella base dell’associazione di volontariato, nei locali del mattatoio comunale mai entrato in funzione.
La giornata. I bambini, sia maschi che femmine, dormono sulle brandine dentro una tenda pneumatica per le emergenze, piazzata in cortile. Si svegliano la mattina alle 7.30, fanno colazione tutti insieme e poi vanno a lezione, sul posto oppure in trasferta. Di pomeriggio, invece, provano le regole del pronto intervento sanitario e imparano anche come usare un estintore o una manichetta. Insomma, tutto ciò che serve sapere per diventare un professionista del soccorso. A vestire i panni di docenti sono i volontari Gaia e, a turno, anche vigili del fuoco, agenti della polizia locale, uomini del 118 e addirittura scout. Ma non mancano i momenti di svago e anche goliardici. Come fossero in una vera caserma, i bambini, quando è il momento, giocano e scherzano tra loro e con i volontari.
Il futuro. Per la protezione civile il campo scuola è un investimento. «Per prevenire i disastri è importante formare dei cittadini consapevoli e sensibili alle tematiche di tutela del territorio – aggiunge Emilio Garau -. Inoltre quando supereranno i 13 anni di età, i bambini potranno tornare al campo come assistenti. E quando diventeranno maggiorenni potranno diventare volontari». Sulla stessa linea l’assessore Ivana Russu: «Serve maggiore consapevolezza. Dall’alluvione del 18 novembre abbiamo imparato. Dobbiamo quindi ripartire, crescere e migliorare». (d.b.)
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