Spano: «Non è il porto che vogliamo»
Il presidente della commissione Urbanistica affonda il Prp. Troppi soldi e troppo cemento, subito le osservazioni
OLBIA. «Troppi soldi, troppo cemento, questo non è il porto che vogliamo». Il Comune arma i siluri per affondare il nuovo piano regolatore del porto, in questo giorni impegnato nelle forche caudine della procedura Vas, la valutazione ambientale strategica. Va all’attacco Giorgio Spano, presidente della commissione Urbanistica e capogruppo del Pd in consiglio comunale: «Il piano così non va bene, nel merito e neppure nel metodo. Difficilmente supererà la procedura Vas, che doveva essere fatta prima e non adesso. Comunque, stiamo predisponendo le nostre osservazioni che porterò prestissimo in commissione e poi in consiglio comunale». Il tempo stringe e bisogna correre. Infatti, il 19 agosto (cioè tra meno di un mese) scade il termine per presentare le osservazioni e in mezzo ci sono anche le ferie estive. Significa che la guerra del porto si combatterà anche sotto l’ombrellone.
Giorgio Spano è uomo di mare e di pianificazione. Sulla gestazione del Prp ha sempre avuto da ridire, all’opposizione e ora anche in maggioranza. Da ridire contro il porto disegnato sulla carta dai soliti progettisti e da ridire contro il porto che tende la mano ai soliti beneficiari riuniti in società più o meno misteriose (l’ormai leggendario approdo per maxi yacht al molo Brin). «Tanto per cominciare – dice – la procedura che ha portato alla formulazione del piano è stata a dir poco “carbonara”, nel senso che l’Autorità portuale ha fatto tutto da sola senza mai allargare il tavolo alla partecipazione del Comune. Eppure Olbia è una città sul mare e metà del suo centro storico è praticamente zona demaniale. Per questo la pianificazione portuale non può prescindere da quella urbanistica comunale. Invece all’Isola Bianca hanno lavorato in silenzio e quattro anni fa il piano regolatore del porto è stato approvato in consiglio comunale con un vero e proprio blitz. Allora noi eravamo all’opposizione e quel piano è stato approvato per un solo voto».
Cambiata la maggioranza politica, sono cambiati anche gli orientamenti in materia di portualità. «Nel merito – dice Giorgio Spano – il piano prevede costi esagerati e inutili e dannose colate di cemento. Si prevede un investimento mostruoso per l’allargamento della canaletta d’ingresso con una movimentazione di 8 milioni e mezzo di metri cubi di materiale che non sappiamo dove finirà. Altri investimenti per nuovi denti d’attracco all’Isola Bianca e a Cocciani. Sempre all’Isola Bianca, poi, si prevede un costoso terminal crociere. Sono tutte opere che noi giudichiamo non prioritarie e per questo chiediamo che il piano venga rivisto nella sua interezza». «Per ripresentarne uno nuovo – conclude Spano – basterà qualche mese e non un decennio, come dice l’Autorità portuale. Nell’attesa, in regime di deroga, si possono portare avanti i progetti già pronti. Nessuna paralisi delle attività, dunque. In più, il nuovo piano sarà realizzato già con una sua valutazione ambientale strategica e non invece l’inspiegabile incongruenza che si sta verificando adesso: prima il piano e poi la procedura Vas».
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