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Olbia

Tasse da pagare per l’hotel chiuso

di Angelo Mavuli
Tasse da pagare per l’hotel chiuso

Bassacutena, l’hotel Calzone cessa l’attività nel 1994. Ma la Camera di commercio chiede l’imposta

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BASSACUTENA. Una donna di Bassacutena, Maria Grazia Calzone, si è vista recapitare nei giorni scorsi, dalla Camera di Commercio di Sassari, una richiesta di pagamento dei diritti annuali relativi al corrente anno, per un attività alberghiera di proprietà del padre, Gaspare Calzone (che oggi avrebbe dovuto avere 100 anni e sei mesi) e che non esiste più dal 1994. A raccontare incredula la vicenda è la stessa signora che non intende pagare un euro. «L’albergo, fornito anche di bar e ristorante – racconta Maria Grazia Calzone – viene realizzato e gestito da mio padre, Gaspare Calzone, a Bassacutena, nel 1969. Funziona perfettamente sino al 1994, quando viene colpito da un ictus gravemente invalidante e che lo porterà dopo qualche anno alla morte. La circostanza, nostro malgrado, induce mio padre a chiudere l’attività e la cessazione viene immediatamente comunicata dal nostro commercialista, alla Camera di Commercio che da quell’anno non ci ha più cercato». Sino a qualche giorno fa, quando con una lettera molto formale, indirizzata all’Hotel di Gaspare Calzone, la Camera di Commercio, cortesemente ma altrettanto decisamente, chiede che vengano pagati i diritti annuali dovuti dall’esercizio, da 20 anni, per il 2014. «La lettera – racconta ancora la signora Calzone – inizialmente mi ha preoccupata molto anche perché la richiesta, scritta in strettissimo burocratese e con riferimenti legali che solo un esperto potrebbe essere in grado di capire, prevede oltre che una serie di adempimenti, anche maggiorazioni che devono essere sommate al diritto annuale, sanzioni e interessi vari che fanno lievitare la cifra richiesta. Insomma una bolgia di dati e note, difficile da interpretare e capire e soprattutto non dovuta». Per il momento la signora, oltre a non aver capito il motivo della richiesta della Camera di commercio dopo 20 anni aggiunge. «Ho capito che con la burocrazia, nonostante le mille norme promesse per abolirla, c’è sempre da aspettarsi qualche brutta sorpresa».

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