Tavolara dopo l’alluvione: è rispuntata la mucillagine
Il rilevamento di luglio evidenzia la ricomparsa della microalga Chrysophaeum. Nessun allarme per il turismo, sono già in corso monitoraggi e campionamenti
OLBIA. L’alluvione che lo scorso novembre ha seminato morte e distruzione in Gallura ha anche segnato con tratto indelebile il gioiello più prezioso del litorale: l’Area marina protetta di Tavolara. La ferita si chiama Chrysophaeum taylorii, temibile microalga produttrice di mucillagine. Una specie tipica dei mari tropicali che si sta diffondendo con densità significative soprattutto nel tratto di mare compreso tra Porto San Paolo e Punta Don Diego. Lungo la costa se ne erano perse le tracce da almeno un lustro, ma adesso è riapparsa, complice la massiccia immissione in mare di acqua dolce, terra e fango in occasione dell’alluvione. Un’azione che sicuramente ha prodotto uno squlibrio nell’ecosistema dell’area.
Nei giorni scorsi sono stati resi noti i primi risultati del monitoraggio e campionamento delle microalghe condotto dagli operatori dell’Area marina protetta a partire dall’inizio di luglio. Nulla di allarmante, ma in questa prima parte dell’estate le densità cellulari sono risultate assai varie in diverse zone: Porto San Paolo e Punta Don Diego, dove sul substrato sono già visibili gli ammassi di mucillagine, ma anche l’isola Proratora (Capo Coda Cavallo), dove gli ammassi sono stati individuati fino a tre o quattro metri di profondità. Lungo le coste delle isole Tavolara e Molara, nonostante la mucillagine prodotta dalla microalga non abbia ancora invaso il substrato le ultime analisi dei campioni di acqua e materiale epilitico hanno evidenziato la presenza di numerose cellule di Chrysophaeum taylorii. Nessuna traccia, invece, nelle zone di Punta Molara e Punta Aldìa.
Nessun allarme, il fenomeno è assolutamente sotto controllo, spiegano i rilevatori dell’Amp. Inoltre, l’alga e la mucillagine che produce (che non è pericolosa per l’uomo) non sono visibili e tanto meno disturbano la fruizione del mare da parte dei turisti. «I ricercatori che si occupano dei monitoraggi – spiega Augusto Navone, direttore dell’Area marina protetta – hanno già elaborato i piani di campionamento muirati, che saranno condotti nei prossimi giorni, per tenere sotto controllo la siytuazione nei siti oggi maggiormente interessati dala fioritura. La speranza è che i venti di queste settimane possano favorire il distacco dal substrato e la dispersione degli ammassi di mucillagine».
La sgradita ricomparsa della microalga Chrysophaeum non sposta di una virgola i valori di eccellenza che l’Area marina di Tavolara vanta nel Mediterraneo. All’impegnativa prova d’esame di luglio e agosto, quando maggiori sono la pressione turistica e le attività antropiche, Tavolara si presenta in gran forma. Straordinari gli indicatori dell’effetto riserva per quanto riguarda la fauna e la flora. E positivi anche quelli che riguardano la piccola pesca artigianale (sono rimaste ormai solo 15 attività, poche e poco impattanti, praticamente una specie da proteggere). Sul fronte turistico le attività di controllo e di monitoraggio sono costanti. Gli ultraleggeri in volo forniscono puntualmente le fotografia aeree che illustrano l’antropizzazione dell’area e la quantità di imbarcazioni in mare (sempre meno quelle di 15/20 metri, a vantaggio di quelle da 6 o 7 metri, a parte i maxi yacht che non conoscono crisi).
In più i progetti di ricerca scientifica (la conservazione della posidonia, il monitoraggio dei ricci di mare e la salvaguardia della berta minore minacciata dai ratti a Molara) e di innovazione tecnologica (due nuovi punti di videosorveglianza nella base militare di Punta Timone, a Tavolara, e il collaudo della nuova centrale fotovoltaica che garantirà l’energia elettrica sull’isola). Insomma, l’Amp è in grande salute e si conferma al vertice assoluto tra le aree marine in virtù di un modello di gestione che è diventato un punto di riferimento anche in campo internazionale.
@marcobittau
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