Siniscola, nuovo divieto per l’acqua non potabile
Ennesima restrizione per i residenti e per i turisti in vacanza in città Opposizione all’attacco: «Anche le fontane sono a secco ormai da tempo»
SINISCOLA. Per i cittadini più assetati la soluzione tende ad essere una: comprare l’acqua da bere direttamente nei negozi. Ancora una volta, infatti, nel centro abitato di Siniscola è scattato il divieto di utilizzo della risorsa di linea. Si salvano solo i (pochi) utenti collegati direttamente al deposito di Fruncu’e oche. Ma anche per chi vuole rifornirsi d’acqua recandosi nelle fontane di montagna la missione non è semplice. Alcune di quelle presenti nel Comune di Siniscola sono secche da diverso tempo. Lo segnala il gruppo di opposizione di centrodestra, che sull’argomento annuncia un’interrogazione alla giunta. Di più: il consigliere Gianluigi “Tardelli” Farris ipotizza di presentare un esposto.
«Da tempo, da fontane un tempo floride come quelle di Murtas artas o Unnichedda non scende più un filo d’acqua – asserisce il consigliere Farris – e anche a Grassianu molti siniscolesi si stanno lamentando di non riuscire a fare scorta d’acqua perché ne arriva pochissima. Ai siniscolesi che vogliono riempire l’acqua nel monte restano ben pochi punti di approvvigionamento. La giunta deve intervenire. A Siniscola – prosegue l’esponente di Forza Italia – la situazione è paradossale. In pratica non si può bere l’acqua di rubinetto perché non è potabile, e si è pure ridotto il numero delle fontane pubbliche attive nelle zone dell’agro. Il territorio è in balia dei disagi idrici».
Quello dei divieti di potabilità è un problema che sta facendo inviperire gli utenti, che a causa delle continue ordinanze non si fidano a bere l’acqua di linea anche quando ritorna potabile. Un disservizio che, di conseguenza, ha implicazioni economiche. Anche il centrodestra, come gli altri gruppi politici, punta il dito verso Abbanoa. «Nonostante i frequenti divieti di potabilità, la società idrica non concede gli sgravi in bolletta agli utenti, che pagano l’acqua a tariffa piena come se niente fosse – conclude il consigliere di minoranza Gianluigi “Tardelli” Farris –. Occorrerebbe invece decurtare i costi, rimborsare i cittadini per quanto hanno pagato in più in tutti questi anni e, anche, risarcirli dei costi che stanno sostenendo per comprare – loro malgrado – l’acqua nei negozi o per recarsi nelle fontane ancora funzionanti del territorio».
L’argomento punta a tornare in consiglio comunale. Il centrodestra reclama chiarezza. E, assieme alle ordinanze di non potabilità, chiede conto anche delle perdite idriche che fioccano nel territorio. Segno che la rete necessita di una bella riqualificazione.
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