La Cgil: «Cantieri edili insicuri, ora basta»
Duro intervento del segretario provinciale della Fillea dopo l’ennesimo incidente sul lavoro
OLBIA. «Cantieri che operano nell’assoluta mancanza di sicurezza. E inaccettabili incidenti sul lavoro che continuano a mettere a rischio la vita degli operai. Come è accaduto nei giorni scorsi a un marocchino di 37 anni, ricoverato all’ospedale in gravi condizioni: ha rischiato di rimanere paralizzato».
La Fillea Cgil torna all’attacco. Chiede più controlli e sanzioni nei confronti «di quegli imprenditori che vogliono abbattere i costi speculando sui lavoratori» e annuncia che dai primi di settembre avvierà «una forte campagna di sensibilizzazione contro il lavoro nero e le nuove forme di caporalato».
A parlare è il segretario provinciale della Fillea Cgil Hassan Ben Bouzid, il quale parte proprio dall’ennesimo incidente avvenuto in un cantiere di Olbia, nella zona di Santa Mariedda, lo scorso 13 agosto. Quel giorno un operaio marocchino è caduto da un ponteggio ed è stato trafitto da un ferro.
Ma la cosa grave, su cui Spresal e carabinieri stanno indagando, è che si sarebbe voluto nascondere l’accaduto. «Un incidente che conferma il dramma dell’assenza di sicurezza e di tutela in troppi luoghi di lavoro, oltre all’inadeguatezza dei sistemi di controllo e all’esiguo numero di ispettori destinati alla vigilanza. Senza dimenticare la complessiva illegalità che dilaga nei cantieri di questa provincia. In una fase come questa - spiega Hassan BenBouzid -, i lavoratori pagano due volte il prezzo della crisi: prima con la cassa integrazione e i licenziamenti, poi col lavoro nero e la mancanza di tutela individuale. Non commentiamo la dinamica dell’incidente, su cui è stata aperta un’inchiesta per accertare eventuali carenze e responsabilità, ma riteniamo non sia più rinviabile il monitoraggio della sicurezza e una verifica sulla preparazione di chi opera in cantiere edile. Se l’ultimo incidente è avvenuto in fasi lavorative apparentemente semplici, siamo preoccupati per cosa potrebbe accadere durante l’esecuzione dell’opera, quando i rischi aumentano. Da anni chiediamo di potenziare le sanzioni per chi non rispetta le regole nei cantieri, da anni denunciamo l’imbarbarimento di un mercato del lavoro in cui l’operaio non viene più considerato come persona ma solo come uno strumento, un mezzo, una merce da usare e gettare quando non serve più. Come è successo all’operaio marocchino alle 14,30 di mercoledì scorso: non è stato accompagnato in ospedale, ma portato a casa sua senza pensarci due volte, nonostante stesse perdendo molto sangue a causa della ferita profonda: un comportamento, questo, da condannare nel modo più duro. Ovviamente all’operaio rimasto ferito va tutta la nostra solidarietà e gli auguriamo di rimettersi al più presto». (s.p.)
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