Nautica da diporto, promossa la Gallura
Nonostante la crisi, la città e la provincia si confermano al primo posto della classifica stilata dall’Osservatorio nazionale
OLBIA. L'Osservatorio nautico nazionale (Onn) promuove ancora Olbia e la Gallura, per il secondo anno consecutivo al primo posto in Italia nella speciale classifica della «qualità nautica». Il report parla chiaro: Nautical quality index (Naqi) alla mano, la provincia Olbia-Tempio sbaraglia la concorrenza precedendo aree storiche come Viareggio, cioè un colosso della cantieristica da diporto. Determinanti per il successo l'indice dei porti e dei posti barca, ma soprattutto quello dei servizi della cantieristica, ormai un'eccellenza nota in tutto il mondo. Solo per citare un esempio, nella sola area portuale di Olbia operano una trentina di aziende specializzate.
Il report dell’Osservatorio nazionale dovrebbe indulgere all’ottimismo, eppure la nautica nel nord Sardegna è in grave crisi economica e di identità. Un comparto fantasma, accusano gli operatori riuniti nella rete Navigo Sardegna, senza rappresentanza nei mercati e senza sostegno politico. Insomma, un settore di enormi risorse e prospettive, ma che cerca ancora la consapevolezza dei propri mezzi. E che questi mezzi siano straordinari lo conferma appunto il primo posto in classifica per il secondo anno consecutivo. Il Naqi, però, è anche un indice dinamico, che mostra come non ci si possa sedere sugli allori. Così le migliori performance dei territori concorrenti, hanno fatto perdere al Nord Sardegna sei posizioni nell'indice dei servizi portuali. «Si rivela questa l'area – sentenzia l’Osservatorio mettendo il dito nella piaga – dove l'alleanza fra istituzioni pubbliche e imprenditoria privata deve incidere maggiormente». Un discorso che chiama in causa il valore strategico dell'interfaccia terra-acqua costituito dai porti, dagli ormeggi, dai servizi di assistenza, sia rivolti all'imbarcazione, sia alla persona. «Tutte le analisi svolte dall'Osservatorio dal 2008 a oggi – si legge nel report – consentono, infatti, di affermare che il turismo nautico è inscindibilmente legato alla presenza e al livello di qualità di questi servizi. La Sardegna è prima a livello nazionale per numero di strutture portuali e cede la leadership alla Liguria per il numero di posti barca, precedendo la Toscana, la Sicilia e la Campania. Oltre il 61% degli ormeggi si trovano nel nord dell'Isola, che costituisce un vero e proprio patrimonio per l'intera Isola. Stupisce dunque che una simile risorsa trovi uno stato di sofferenza, se non un ostacolo, da parte della pubblica autorità, in particolare per quanto riguarda il regime delle concessioni demaniali». «Per quel che riguarda l'estensione degli spazi – osserva ancora l’Onn – la quota autorizzata per le banchine e gli ormeggi, rispetto al totale della superficie in concessione, è di appena l'11,2% in Sardegna, del 18,4% in Alto Tirreno e del 15,5% a livello nazionale. Ciò provoca una minor redditività a parità di superficie complessiva».
In pratica, la nautica è una miniera ancora da sfruttare, una risorsa inesplorata per il territorio e per i suoi abitanti. La posta in gioco è alta. L'indotto complessivo determinato dalle unità da diporto - la spesa per l'ormeggio, i servizi portuali, la manutenzione e quanto speso sul territorio, sia durante il transito, sia nei porti stanziali - è stimabile in Sardegna in quasi 260 milioni di euro (il 18,7% del totale nazionale, oltre 1,39 miliardi di euro). Potenzialmente la Regione potrebbe arrivare a generare un indotto in termini di spesa del turismo nautico pari a oltre 350 milioni di euro.
Sul fronte dell'indotto derivante dal turismo nautico ricopre un significato importante l’occupazione. È l'aspetto sul quale lo sviluppo delle attività di service alla nautica possono maggiormente offrire un'importante ritorno per i propri territori. «Analizzando la distribuzione della forza lavoro nelle strutture per il diporto – precisa il report – la forte componente stagionale, più marcata rispetto ad altri territori, fa si che in Sardegna il personale temporaneo (1,9 unità lavorative annue) è superiore alla media nazionale (0,7). Se le risorse del territorio fossero sfruttate a pieno, ovvero con politiche atte ad assecondare gli sforzi dell'imprenditoria privata si potrebbero creare sull'Isola oltre 2.700 nuovi posti di lavoro, di cui oltre 2.300 nell'area dei servizi esterna ai porti, portando il totale addetti a oltre 7.800 unità».
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