Dopo l'alluvione, la speranza rinasce con la piccola Viola
Olbia, i genitori della piccola nata il 6 agosto hanno vissuto la devastazione del ciclone Cleopatra nel quartiere di Isticadeddu. Mamma Ilaria: «Mia figlia ha resistito alla disperazione e al dolore di quei giorni»
OLBIA. La dolcezza del suo sorriso è la speranza dopo la disperazione, la paura, le lacrime. La piccola Viola Tosi è una figlia dell'alluvione.
Mentre Cleopatra travolgeva il quartiere di Isticcadeddu e sommergeva il piano terra della sua casa, mamma Ilaria proteggeva la bimba nel suo ventre. Senza nemmeno saperlo. Per dieci giorni la giovane di 30 anni ha spalato il fango dalla sua abitazione. Ha cercato nella poltiglia di acqua e terra i giochi degli altri suoi figli, Fabio e Aisha. Ha pianto per i suoi concittadini inghiottiti dai fiumi. Poi la notizia di essere incinta. Uno shock per mamma Ilaria e babbo Claudio, ancora traumatizzati per la violenza vissuta il 18 novembre. Ma le lacrime e la paura hanno lasciato spazio alla gioia. Il 6 agosto il sorriso di Viola ha illuminato casa Tosi.
Mamma Ilaria guarda il suo piccolo capolavoro con un misto di orgoglio e dolcezza. «È una bimba forte, ha resistito a tutti quei giorni di dolore, lacrime, disperazione – dice –. Ho scoperto di aspettarla solo alla fine di novembre».
Dopo nove mesi la casa della famiglia Tosi è ancora senza muri di recinzione. La piena del fiume li ha strappati via con violenza, li ha sradicati come fossero di cartapesta. Ilaria si trovava al primo piano della sua abitazione, da sola con i suoi bambini. Dalla finestra osservava la natura infuriata divorare ogni cosa. Nutrirsi di asfalto, alberi, auto.
«Alle 15,30 ero andata a prendere i bambini a scuola – ricorda con dolore la giovane mamma –. Pioveva forte. Quando sono rientrata a casa sono andata a verificare in che condizioni fosse la cantina ed era tutto a posto. Poi con i bambini abbiamo fatto la merenda e ho cominciato a sentire un odore forte che arrivava dal bagno. Ho controllato e l'acqua cominciava a entrare rapidamente dal water e dai sanitari. Ho preso i bambini e siamo saliti al primo piano, dove ci sono le camere da letto».
Ilaria piange, è da sola. Claudio è al lavoro. Fuori si scatena l'apocalisse. Le sirene dei mezzi di soccorso urlano la disperazione di una città in emergenza. Il piccolo Fabio ha paura, piange, urla che non vuole morire. La piccola Aisha è in braccio alla madre, ma è serena.
«Dalla finestra della camera ho visto il fiume portare via la mia auto, quella dei vicini, abbattere i muri di recinzione – racconta –. Ho aiutato alcuni dirimpettai a entrare a casa perché le loro abitazioni erano sommerse. E siamo rimasti al primo piano fino alle 23, quando l'acqua ha cominciato a ritirarsi».
Il giorno dopo Ilaria e Claudio capiscono la devastazione dell’alluvione. Vedono il loro quartiere sventrato, la casa costruita con sacrificio e ultimata solo un anno prima sotto mezzo metro di acqua e fango. «Ci ha salvato il fatto che la nostra casa sia sollevata dal piano della strada – aggiunge – . Ci sono quattro alti scalini. Quando il giorno dopo la abbiamo vista in quelle condizioni ci siamo disperati. Non facevamo altro che piangere. Ma ci siamo rimboccati subito le maniche. Per settimane abbiamo pulito, levato il fango, accumulato oggetti e arredamento da buttare».
Ilaria non risparmia le energie, vuole riportare la normalità a casa il prima possibile. Per la serenità dei figli. La sua abitazione e quella della suocera, che si trovano sullo stesso terreno, hanno riportato 10mila euro di danni strutturali. L'alluvione ha poi inghiottito i giochi dei bimbi che si trovavano in cantina, piccoli elettrodomestici, mobili. La famiglia Tosi ha ricevuto 800 euro dal Comune più gli elettrodomestici.
«Dopo 10 giorni ho scoperto di essere incinta – afferma Ilaria –. È stato un trauma. Ero ancora provata da quello che era successo. C'è voluto tempo per realizzare questa gravidanza. Viola ha resistito a tutto quello che abbiamo passato. L'ho avuta in grembo in quelle settimane di lacrime, di disperazione in maniera inconsapevole. E ora che è nata posso solo esserne felice. Mi dispiace solo vedere che nulla è cambiato nel mio quartiere. Tutto è fermo a nove mesi fa. Come se il tempo si fosse fermato quel 18 novembre».
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