Barriere sulle spiagge, il mare vietato ai disabili
Cittadinanzattiva sollecita un piano per abbattere le barriere sugli arenili: «Pochi i litorali attrezzati, molto spesso mancano persino le passerelle»
OLBIA. Un’anziana signora, seduta su una carrozzina, non vuol rinunciare alla gioia di andare al mare. Ma per lei è impossibile arrivarci da sola. Per raggiungere la riva, passando su una morbida distesa di sabbia bianca, deve essere trascinata da due persone. Che vogliono consentirle a tutti i costi di trascorrere un po’ di tempo sulla spiaggia. Facile da raggiungere per molti, vietata per chi non può camminare. Tutto questo accade a Porto Istana, litorale su cui è stata fotografa l’anziana signora. Qui non c’è nemmeno una passerella. Qui come in molti altri arenili. E così c’è chi, attraverso Facebook, ha scritto al sindaco chiedendo appunto «dopo anni di attesa, un punto di accesso agevole, dei servizi igienici adeguati e più parcheggi per gli invalidi. Ragazzi, siamo sbarcati sulla Luna per la prima volta quasi 50 anni fa e ancora oggi non sono stati inventati nemmeno i bagni pubblici sui litorali, pensando soprattutto alle difficoltà che incontrano i diversamente abili».
E proprio a loro, invece, in seguito a numerose segnalazioni e denunce, Cittadinanzattiva continua a pensare. Per loro, l’associazione, lotta da tempo senza sosta, affinché venga attuato una volta per tutte un piano spiagge contro le barriere architettoniche. «Lo abbiamo già sollecitato nel 2010 - ricorda Antonella Meloni, coordinatrice territoriale di Cittadinanzattiva -, ma a distanza di 4 anni la situazione non è cambiata. Gli accessi alla spiaggia per i diversamente abili, nella maggior parte dei casi, sono ridicoli scivoli che non portano da nessuna parte. E che costringono i familiari di chi non può camminare, a fare sforzi incredibili per avvicinare le carrozzine al mare. Per fortuna, tanti bagnanti sensibili, sono sempre pronti a dare una mano, ma non basta.
Eliminare le barriere architettoniche su una spiaggia, significa far sparire qualunque tipo di ostacolo. Consentendo a chi è autosufficiente, di arrivare comunque e agevolmente sino alla battigia e di potersi fare il bagno grazie alle speciali sedie job, studiate per il trasporto agevole su tutti i tipi di fondo e le uniche che consentono di entrare in acqua rimanendo seduti. Alcuni concessionari della costa olbiese, si sono attrezzati, ma sono ancora troppo pochi. Eppure dovrebbe essere la regola. Non solo. Da parte del Comune dovrebbero anche essere fornite informazioni precise al turista diversamente abile. Il quale deve sapere in anticipo dove andare e quali spiagge frequentare senza incontrare barriere».
C’è un’ordinanza balneare della Regione che stabilisce gli oblighi per le attività che operano sul demanio marittimo, non dimenticando i diritti dei disabili. «E’ un provvedimento poco chiaro, però, - spiega Antonella Meloni -. Si dice che “nelle spiagge libere, l’igiene, la pulizia, i servizi igienici e di primo soccorso, nonché l’accesso agli utenti diversamente abili, devono essere assicurati dalle amministrazioni comunali. Che devono predisporre idonei percorsi in legno paralleli e perpendicolari rispetto alla battigia”. Vorremmo sapere, però, dove il Comune avrebbe fatto sistemare tutti questi percorsi, perché a noi arrivano solo denunce per una realtà ben diversa». Inoltre, “per consentire la mobilità dei disabili all'interno delle aree in concessione - si legge nell’ordinanza -, i concessionari possono («e quindi non devono», precisa Cittadinanzattiva) posizionare altri percorsi e piattaforme anche se non contemplati nella concessione”. «Il risultato finale, però, è uno solo - chiude Antonella Meloni -. La maggior parte delle spiagge galluresi continuano a essere vietate ai disabili».
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