Un “Progetto speciale” per superare il dramma
La giunta comunale contesta i cinque milioni assegnati in luglio dalla Regione «Ci spieghino quali sono i criteri. È umiliante il bando aperto a tutti i Comuni»
OLBIA. Si deve uscire dall’imbuto che ha portato Olbia nella strettoia di un finanziamento «inspiegabile e che umilia il territorio costringendolo a chiedere altre risorse attraverso un bando che dovrà assegnare i restanti undici milioni dei 41 disponibili tra chissà quanti altri Comuni dell Sardegna». Si deve uscire dal «rischio di ritrovarci nella stessa situazione del novembre scorso» con una attenzione specifica per la città: quello che sindaco e assessori chiedono è un “Piano di Rinascita” per Olbia. L’amministrazione comunale si ribella e ribadisce che per uscire dalle ferite provocate dal ciclone Cleopatra occorre ben altro di quei 5 milioni assegnati nei giorni scorsi dalla Regione.
«La misura degli interventi è nei 120 milioni che abbiamo calcolato, progetto su progetto e che abbiamo sistematicamente presentato alla Regione – precisa ancora una volta il sindaco – e che nei giorni scorsi sono stati raccolti nel voluminoso dossier trasmesso al presidente del consiglio Matteo Renzi, al presidente della Regione e a tutti i destinatari istituzionali interessati».
Dal primo scranno del governo cittadino Gianni Giovannelli fa appello all’unità del consiglio comunale, così come è stato il San Raffaele. Ma chiede di più: «Occorre un rapporto di collaborazione costruttivo tra Stato, Regione e Comune», e a Matteo Renzi trasmette una richiesta di incontro, atto aggiuntivo «al rapporto costante, settimanale, che con i nostri assessori abbiamo avuto con la Regione nell’ambito del “Tavolo” istituito in modo formale dal presidenete della Regione Francesco Pigliaru per verificare puntualmente tutti gli interventi necessari per mitigare il rischio idrogeologico e mettere in sicurezza la nostra città».
Insomma, il punto è: «Se da una parte produciamo progetti e intese che hanno un costo superiore ai cento milioni, dall’altra ci ritroviamo con risposte limitate a risorse totalmente insufficienti a fronteggiare il dramma vissuto dalla comunità di Olbia». Qui la contestazione è anche sul metodo. L’assessore alla Tutela dell’ambiente Giovanna Spano ne chiede conto all’assessore regionale dei Lavori pubblici Paolo Maninchedda (si veda articolo sotto): «Spieghi quali sono i criteri che hannodeterminato la ripartizione dei 41 milioni con la delibera del 22 luglio. Intanto, precisa, «noi abbiamo avviato tante opere e tra queste il potenziamento degli argini sul rio Siligheddu con lavori affidati a un’impresa ligure che cominceranno la prossima settimana e saranno estesi al San Nicola».
Sul metodo della Regione incalzaaBacciu: «Ci spieghi Maninchedda se tredici morti non sono un criterio per determinare necessità e urgenza. I casi sono due: o non ci sono i progetti (ma ci sono) oppure c’è stata disattenzione enorme nei confronti di Olbia».
I progetti che la giunta ha messo in cantiere sono tanti: 178, un lungo elenco che costerà 5 milioni 306mila e 400 euro. Ma non tutti sono dotati di risorse. Alcuni sono stati bloccati alla vigilia dell’alluvione, spiega l’assessore ai Lavori pubblici Davide Bacciu, «perché occorre fare prima lo studio complessivo del territorio. Se ci avessero dato i nullaosta due anni fa, forse non avremmo vissuto quel dramma». È stato così, aggiunge Bacciu, soprattutto per i lavori del sottopasso sul rio Gadduresu e il ponte in via Galvani, le opere più importanti nella mappa del rischio idrogoelogico. L’assessore guarda ancora indietro, per dire che «l’amministrazione comunale non solo in questa occasione ha dato una risposta immediata alla città, in un mese e mezzo gran parte dell’emergenza era superata». Ma già nel novembre 2011, sulla base di eventi premonitori «scrivemmo una lettera indicando le opere da eseguire e chiedendo risorse per 27 milioni». Nessuna risposta.
«Non solo le nostre proposte non sono mancate – sottolinea il vice sindaco e assessore all’Urbanistica Carlo Careddu – ma sono state esaminate nel Tavolo tecnico, dove si è anche scelta una strategia d’intervento». Che sarebbe l’adeguamento del reticolo idrico con vasche di laminazione per limitare la portata del San Nicola e del Siligheddu e la realizzazione di canali scolmatori per consentire il deflusso delle acque verso il mare. Questa soluzione deve essere ratificata in consiglio comunale. Ma la Regione, incalza Giovannelli, «ci deve consentire di derogare al Patto di stabilità con dinamiche di finanziamento che non ci facciano sforare i limiti. E ci deve dire in quale considerazione tiene questa città che chiede un “Progetto speciale”».
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