La Nuova Sardegna

Olbia

Monte Pino, pronto il bando per i lavori

di Marco Bittau
Monte Pino, pronto il bando per i lavori

Nove mesi dopo l’alluvione l’Anas mette sul piatto 10 milioni e mezzo per ricostruire la strada dove sono morte tre persone

29 agosto 2014
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OLBIA. Sarà pubblicato oggi sulla Gazzetta ufficiale il bando di gara dell’Anas di oltre 10 milioni e mezzo di euro per l’affidamento in appalto dei lavori di ripristino dei tratti della strada provinciale 38, danneggiati dall’alluvione del 18 novembre scorso. Il gelido burocratese del dispaccio di agenzia non impedisce che la notizia riapra una ferita profonda almeno quanto la voragine aperta sull’asfalto di quella strada. La provinciale numero 38, infatti, è la strada di Monte Pino dove hanno perso la vita tre delle tredici vittime dell’alluvione in Gallura. È accaduto nove mesi fa, nove lunghi mesi di attesa. E solo oggi si sta pubblicando il bando per l’appalto dei lavori. È la fotografia esatta dell’insostenibile lentezza di un Paese perso nelle macerie e incapace di riscostruire dopo le tragedie.

L’Anas precisa che il bando fa parte del piano per il ripristino della viabilità nelle strade statali e provinciali interrotte o danneggiate dall’alluvione, adottato dal presidente Pietro Ciucci in qualità di commissario delegato ai sensi della legge 147 del 2013. Inoltre, gli interventi previsti dovranno essere completati entro 210 giorni dalla data di consegna. Il termine per presentare le offerte scade il prossimo 3 ottobre.

Nella strada provinciale 38, che collega Olbia e Tempio, il 18 novembre dell’anno scorso la furia dell’acqua aveva causato il crollo di un viadotto all’altezza di Monte Pino. Il gigantesco cratere aperto sull’asfalto morirono tre delle 13 persone aveva letteralmente inghiottito il fuoristrada su cui viaggiavano tre persone: Bruno Fiore (68 anni), la moglie Sebastiana Brundu (61 anni) e la consuocera Maria Loriga (54 anni). Soltanto per un miracolo i soccorritori erano riusciti a salvare in tempo altre persone finite rimaste imprigionate dentro le auto inghiottite dalla voragine.

Da quel giorno il canyon scavato dalla valanga d'acqua proveniente dai fianchi di Monte Pino è rimasto lì, intatto, in attesa di una ricostruzione che non arriva mai. A guardare quel buco nero ancora oggi si sente gelare il sangue e montare la rabbia: ci sono i massi e la sabbia strappati dall’acqua e ci sono ancora, addirittura, le auto precipitate nel canalone. È come se il tempo si fosse fermato e quelle carcasse d’auto in questi nove mesi sono diventate un monumento alla tragedia. In più, l’intero tratto di strada è stato posto per lungo tempo sotto sequestro dalla magistratura tempiese che indaga sull’alluvione e il traffico è stato necessariamente deviato su una strada secondaria (quella che attraversa Telti), decisamente meno scorrevole e ora addirittura intasata dal traffico. Un ulteriore problema che sindaci e amministratori locali hanno più volte segnalato. Così come i residenti nelle campagne e nelle borgate servite dalla strada di Monte Pino sono rimasti a lungo isolati e costretti a effettuare un lungo tragitto per lasciare o raggiungere le proprie abitazioni. Adesso, dopo nove mesi di penosa odissea, la macchina burocratica della ricostruzione ha cominciato finalmente a muovere i primi passi, anche nella strada dimenticata.

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