La parte civile: «Il vice sindaco non usava stupefacenti»
TEMPIO. Saranno i giudici del tribunale di Tempio a sciogliere gli ultimi interrogativi sulla morte di Michele Secci, medico e vicesindaco della Maddalena. L’uomo venne trovato in fin di vita, con...
TEMPIO. Saranno i giudici del tribunale di Tempio a sciogliere gli ultimi interrogativi sulla morte di Michele Secci, medico e vicesindaco della Maddalena. L’uomo venne trovato in fin di vita, con una profonda ferita alla testa, nell’abitazione di una sua paziente, la cinquantenne Gianfranca Poggi, la sera dell’11 settembre 2012.
Il medico morì due giorni dopo al centro di rianimazione dell’ospedale civile di Sassari, mentre sulle cause che portarono al decesso del sanitario, stroncato da una devastante quanto ormai irreparabile emorragia cerebrale dovuta ad una caduta risalente a diverse ore prima, si addensarono molti dubbi, tutti alimentati dalla sequela di versioni che l’unica indagata, Gianfranca Poggi (la donna deve rispondere di omissione di soccorso con conseguente morte del ferito) fornì agli investigatori, che volevano lo stimato medico affaticato e poco lucido dopo una notte trascorsa nel fare sesso «tra spinelli e stimolanti». Sul punto il patrocinante di parte civile, l’avvocato Luca Montella, smentisce categoricamente le affermazioni dell’indagata (che, come prevede il codice penale, può dire ciò che ritiene più opportuno, a sua discolpa) sostenendo che «come confermano gli atti processuali ed i relativi esami tossicologici, non emerge riscontro alcuno a dette evidenziate affermazioni. Gli accertamenti svolti dagli organi inquirenti hanno a tutti gli effetti escluso abusi di sostanze stupefacenti o quant'altro. Affermare, come si afferma, il contrario, significa ledere la reputazione dello stimato dottor Secci, nonché acuire il dolore dei familiari».
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