Pd, congressi aperti agli iscritti online
Il vicesegretario nazionale Guerini puntualizza. Degortes, Meloni e Careddu: «Si deve includere, non escludere»
OLBIA. Se non è una virata netta, è un aggiustamento di tiro, una precisazione di tempi e modi, quella del vicesegretario nazionale Lorenzo Guerini, lo stesso che mercoledì 1 ottobre ha comunicato al segretario regionale del Partito democratico Silvio Lai l’annullamento del Regolamento del tesseramento online del Pd in Sardegna e «il conseguente annullamento di tutte le iscrizioni online effettuate in Sardegna», per un intreccio di non coerenze tra norme regionali e nazionali. Così il “caso” Gallura dovrebbe rientrare nella piena normalità. E i 200 circa tesserati online che sembravano esclusi dai criteri di adesione al partito e partecipazione ai congressi, potranno invece esprimersi a pieno titolo. Sviluppo che potrà essere verificato nei congressi cittadino e provinciale fissati per domenica 12.
Intanto la notizia che tutto resta come era arriva da Carlo Careddu, assessore dell’Urbanistica e vicesindaco nella giunta di Olbia, esponente di quel Pd che non si riconosce nella parte organizzata nel circolo ufficiale del partito di via Roma. «Per fortuna – osserva Careddu – c'è chi intende salvaguardare la partecipazione democratica: il vicesegretario nazionale Lorenzo Guerini e il segretario regionale Silvio Lai, in una interlocuzione diretta, mi hanno garantito che tutti gli iscritti online potranno partecipare ai congressi, ed esercitare così il loro sacrosanto diritto di voto, previo ritiro della tessera nella sede del partito, dove dimostreranno di essere democratici in carne ed ossa, e non fantasmi».
Notizia che, essendo quantomai convinto della correttezza di tutte le operazioni, non stupisce affatto Nardino Degortes, uomo ritenuto autorevole riferimento politico dell’area di presunti contraventori delle regole di partecipazione congressuale e del tesseramento attraverso la rete.«Ho sorriso, leggendo il giornale stamane, poiché fra le righe, mi sono visto dipinto come una sorta di hacker. E ho sorriso perché chi mi conosce sa che, non solo non possiedo un computer, ma, soprattutto, che non ho confidenza con l’informatica (mi viene naturale l’utilizzo di carta e penna). Detto questo, ognuna di quelle duecento tessere rappresenta una persona. Una persona reale, consapevole delle proprie idee e pronta a impegnarsi». Insomma, precisa Degortes, via ogni ombra da “uomo delle tessere”: «Per essere ancora più chiari: nessuno è stato iscritto al Partito democratico a propria insaputa. Pertanto, tutti i duecento iscritti hanno pieno diritto, riconosciuto dal vicesegretario nazionale e dagli organismi di garanzia congressuale del Pd, di partecipare al congresso e di esprimere i propri delegati».
Nessuno deve essere tagliato fuori, dice con determinazione il consigliere regionale, unico del partito eletto in Gallura, Giuseppe Meloni: «Credo sia un grave errore quello di chi crede che questo partito debba pensare di escludere anziché includere. Soprattutto in un periodo in cui si guarda ad altri partiti non vicini al centrosinistra, non mi pare utile che una parte possa escludere con formalismi chi si vuole avvicinare al nostro partito». L’attenzione, incalza Meloni, «oltre questo spettacolo non edificante», va puntata altrove: «Dovrebbero preoccuparsi di più dei problemi del territorio anziché escludere qualcuno, tantopiù quando si tratta di una parte importante che ha fatto forte il partito e vince il congressi, una parte che ha dimostrato nelle recenti elezioni di essere fondamentale sia nella vittoria che ha portato il Pd al governo regionale e sia nella rappresentazione delle istanze del territorio». Giuseppe Meloni condivide pienamente l’idea di Matteo Renzi del partito liquido: «Fosse per me – osserva – le tessere non ci sarebbero. Deve essere permesso a chiunque di aderire e tesserarsi sino a un minuto prima di esprimere una preferenza. Non capisco perché debba essere impedito di esprimersi a chi si presenta di persona, dichiara la propria adesione e vuole esprimere il proprio voto».
Su una diversa gerarchia dei temi insiste Carlo Careddu: «In un momento così difficile, i cittadini si aspettano dal Pd un impegno concreto per trovare soluzioni che sappiano dare sollievo a chi soffre ed è rimasto indietro, per disegnare la prospettiva e indicare un futuro migliore del presente». La vita è tuttavia dura anche all’interno del Pd, ammette Careddu: «Ci troviamo invece a fronteggiare una lotta senza quartiere che ha come unico obiettivo quello di escludere dal Pd locale chi non aderisce al Pensiero Unico». E attacca: «Ma sarebbe veramente paradossale assistere all'esclusione di amici e compagni che hanno fondato il Pd proprio nel momento in cui, per volontà di chi si muove nel perimetro della politica con la disinvoltura di una ballerina, si aprono le porte ai transfughi degli altri partiti - talvolta perfino di destra - folgorati sulla via di Damasco dalla possibilità di perpetrare se stessi, in barba agli ideali di riferimento». (gpm)
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