La Nuova Sardegna

Olbia

Ripascimento abusivo a Li Cuncheddi

di Serena Lullia
Ripascimento abusivo a Li Cuncheddi

La polizia locale sequestra il cantiere sulla spiaggia. Denunciata l’impresa che ha fatto l’intervento con sabbia di cava

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OLBIA. Sabbia di cava sulla spiaggia protetta di Li Cuncheddi. Un ripascimento non autorizzato né dal Comune, né dall'Ufficio Demanio, né dalla Regione. La polizia locale ha messo sotto sequestro 4mila metri quadrati di area demaniale davanti all'hotel «Cala Cuncheddi», a Capo Ceraso. Il Nucleo ambientale che fa capo al comandante Gianni Serra ha messo i sigilli alla zona, qualificata come Zps, di protezione speciale. Gli agenti hanno denunciato per danno ambientale l'impresa che ha realizzato l'intervento. Gli agenti valutano anche la posizione della Cala Serena srl, la società proprietaria dell'hotel a 4 stelle superior, che ha commissionato un’opera di riqualificazione nell'area davanti alla struttura ricettiva.

La denuncia ad aprile. Il sequestro nasce da una denuncia all'ufficio del Demanio. Alla segnalazione fa seguito una attenta attività investigativa della polizia locale. Ieri gli agenti della polizia locale sono arrivati a Li Cuncheddi e hanno sequestrato l’area davanti all’albergo. I sigilli servono per cristallizzare la situazione in attesa che l'autorità giudiziaria autorizzi gli esami biochimici della sabbia trasportata sull'area demaniale.

L'ufficio del Demanio conosce molto bene la situazione a Li Cuncheddi. Nel 2011 viene intimata all'allora società proprietaria dell'albergo di liberare l'area demaniale, occupata per 20 anni in modo irregolare. L’ordine è demolire alcuni manufatti ed eliminare il prato inglese piantato su un tappeto di terra nera. Sulla superficie resta una patina scura. Ma dal 2011 a oggi, così come testimonia il materiale fotografico raccolto dai tecnici comunali in questi anni, la natura da sola stava ricostruendo il suo aspetto naturale. Cominciava a spuntare anche qualche ciuffo di macchia mediterranea. Oggi sepolto dal sabbione. La società Cala Serena aveva presentato un progetto di ricostruzione ambientale alla Regione. Mai autorizzato. La conferenza di servizi che doveva esaminare la proposta ha subito una serie di rinvii.

Il danno ambientale. «Da una prima sommaria analisi dei luoghi – spiega il comandante Gianni Serra – ci troviamo di fronte a una ripascimento non autorizzato. La sabbia è quella di cava, utilizzata per gli impasti in edilizia. Per un intervento di questo tipo la legge impone un piano di caratterizzazione che deve essere sottoposto al Savi dell'assessorato regionale all'Ambiente per la valutazione di incidenza. Il servizio Savi avrebbe dovuto cioè valutare la compatibilità della nuova sabbia con quella autoctona. Non c'è traccia di alcuna autorizzazione nella documentazione che ci è stata fornita dalla società proprietaria dell'albergo».

Palizzata ai raggi x. Sotto la lente di ingrandimento della polizia locale anche la palizzata che delimita la spiaggia, creando come un muro di contenimento della parte alta del lido, la terrazza sabbiosa su cui si trova l'hotel. «La società ha esibito una autorizzazione temporanea, rilasciata dalla Regione per evitare che i lavori di ristrutturazione in corso nell'hotel, e conclusi all’inizio dell’estate, potessero danneggiare la spiaggia – aggiunge Serra –. In possesso del privato anche una autorizzazione comunale per utilizzare mezzi meccanici a supporto del restyling dell'albergo. Non c’è nessuna autorizzazione al ripascimento».

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