La Nuova Sardegna

Olbia

Il Pd gallurese diviso verso il congresso

di Enrico Gaviano
Il Pd gallurese diviso verso il congresso

Due candidati in lizza. Ivana Russu: «È mancato il confronto». Tomaso Visicale: «Ora basta con gli urlatori e i provocatori»

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OLBIA. Il Pd gallurese spaccato in due, lacerato, strappato sarebbe rappresentato bene da Tafazzi, il personaggio interpretato in tv da Giacomo Poretti. Farsi male prima di tutto. La situazione drammatica riguarda soprattutto Olbia dove in questi giorni ne sono successe di tutti i colori. Pesante eredità di una visione di corto respiro che aveva portato i sostenitori dell’area di Nardino Degortes a non riconoscere Angela Corda segretaria cittadina, a fare un circolo praticamente clandestino e creare le premesse per due gruppi in consiglio comunale. I transfughi sono dovuto ritornare a Canossa, cioè nella sede di via Roma, per procedere al tesseramento 2014 e qui è saltato fuori un panorama tragicomico. Non vogliamo entrare nel tema del tesseramento on line, della sua validità o meno. il pasticcio è stato creato dal partito a livello regionale. Resta grave il fatto che esponenti di lungo corso o di grande importanza nella politica cittadina, come Nardino Degortes, Carlo Careddu, Gianni Ricciu, Luigi Damigella, siano stati portati in giro come cagnolini al guinzaglio in attesa di sapere se avevano diritto a essere tesserati o meno. Dalla parte dell’area che fa capo a Scanu, di contro, si reagisce giustamente con sdegno alle insinuazioni sul numero elevato di tessere sottoscritte da immigrati. Scivolone da bocciare senza pietà. Perché nella città dell’accoglienza, il centrosinistra ha sempre fatto cose lodevoli. Come, lo scorso anno, ad esempio tirar fuori dei soldi per far imparare un mestiere a un gruppo di rom. Tuonarono dai banchi del centrodestra, contro questa decisione. Ora, ci sembra che dire che gli immigrati non possono iscriversi (numerosi) al Pd equivalga a fare un discorso gravissimo di discriminazione. Insomma, dire che entrambi le parti hanno sbagliato ancora non costa davvero fatica.

Segreteria provinciale. Lotta durissima che probabilmente non si concluderà domenica con gli ultimi congressi cittadini fra i candidati Ivana Russu e Tomaso Visicale. Perché non è difficile pensare che i ricorsi scatteranno subito da parte chi uscirà perdente. Comunque ieri a sbottare pesantemente è stata Ivana Russu. La candidata che rifiuta di essere definita «rappresentante dell’area Scanu» ha comunicato di aver scritto alla commissione nazionale di garanzia. «Sono state compiute gravissime irregolarità. In alcuni centri si è votato nelle case, in altri il congresso si è svolto di nascosto. Sono una giovane che si è candidata mettendoci la faccia, ma chiedo di essere tutelata. Se si continua così i giovani si allontaneranno sempre più , non riconoscendosi in un partito che non rispetta le leggi neanche al suo interno, figuriamoci che affidabilità se può garantire nella società civile». La Russu sottolinea, sopratutto, che in questo congresso è mancato il confronto. «Si vota un nome e punto, senza sapere di programmi, di idee. Io e Visicale, che pure possiamo dare entrambi un ottimo contributo, non ci siamo mai confrontati. E questo, in un partito come il nostro non si può accettare».

Un tema ripreso con forza anche da Tomaso Visicale. «E’ vero, il confronto è mancato, e mi dispiace davvero. La dialettica c’è stata nei congressi ai quali ho partecipato. Troppo poco però». Lo stesso Visicale ammette che il Pd deve cambiare passo. «Si deve fare in modo – dice – che gli urlatori, i provocatori e i prevaricatori non trovino più spazio al nostro interno. Francamente siamo tutti un po’ stufi di tutto questo. Riannodare i fili della coperta strappata non sarà semplice, ma è una missione che chiunque vinca dovrà cercare di svolgere».

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