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Discarica di via Isola Cavallo, in partenza i lavori di pulizia

Discarica di via Isola Cavallo, in partenza i lavori di pulizia

OLBIA. Rappresenta una delle vergogne di Sa Marinedda: è la discarica creata alle spalle dell’Auchan dopo anni di rifiuti abbandonati e battaglie legali. Una vergogna che sta per terminare,...

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OLBIA. Rappresenta una delle vergogne di Sa Marinedda: è la discarica creata alle spalle dell’Auchan dopo anni di rifiuti abbandonati e battaglie legali. Una vergogna che sta per terminare, finalmente: sono stati infatti consegnati i lavori per la pulizia dell’area in via Isola Cavallo e il cantiere è già pronto. I lavori saranno condotti per conto del Comune dalla società specializzata “Ambiente e risorse” di Ploaghe. Il costo sarà di 145 mila euro, tempo previsto per l’effettuazione dei lavori: 90 giorni. «Il grosso del costo dell’opera – spiega l’assessore all’ambiente del Comune di Olbia, Giovanna Spano – risiede nello smaltimento. Non ci sarà bonifica, che presuppone un inquinamento dei luoghi con conseguente trattamento dei terreni. Si parla di un’operazione di pulizia».

Nell’area verde, il cui accesso è stato chiuso al transito, c’è di tutto: vecchie roulotte vampirizzate di tutti i materiali utili (da ricordare infatti che qui per anni c’era il campo nomadi, anche se molti residenti hanno approfittato della situazione per scaricare impunemente di tutto), nelle quali ha dormito qualche senzatetto, come testimoniano i resti di materassi; carcasse di auto e pezzi di elettrodomestici sparsi ovunque, col pericolo di sversamenti di sostanze pericolose; passeggini scaraventati nella macchia mediterranea. E poi bidoni di tinta, pneumatici, televisori fatti a pezzi per ricavarne probabilmente materiale da rivendere, frigoriferi rovesciati nei cespugli con il loro carico di liquidi e gas altamente tossici. E naturalmente scarti di ristrutturazioni. Insomma parecchi rifiuti speciali, che fanno lievitare il costo, a danno della collettività.

Ormai parecchi anni fa l’amministrazione comunale ingiunse alla famiglia proprietaria, i Marzano, di ripulire l’area che probabilmente già prima dell’arrivo dei nomadi era utilizzata come discarica. Ma i proprietari attribuirono al Comune, che aveva negato il permesso di recintare, la colpa e si rivolsero al Tar, che diede loro ragione. Da qui l’obbligo del Comune di accollarsi i costi per ripristinare la zona. (apal)

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