Coop La Fenice, in 7 si licenziano
«Senza stipendio e stanchi della crisi della Rsa Sole di Gallura». Ieri un sit-in
OLBIA. Sette dipendenti della cooperativa La Fenice nelle scorse ore hanno presentato lettera di licenziamento “per giusta causa”, stanchi di restare senza retribuzione e di attendere una soluzione alla crisi della Rsa Sole di Gallura in cui non credevano più. Ecco quindi che via Tavolara, davanti ai cancelli della residenza sanitaria assistita, è il luogo simbolo scelto dalla Funzione pubblica di Cgil, Cisl e Uil per un sit-in dedicato ai dipendenti delle cooperative sociali che lavorano in servizi pubblici in appalto alle amministrazioni, svoltosi ieri mattina, nuovo passo della mobilitazione dei lavoratori pubblici contro il blocco dei contratti e contro i tagli per 15 miliardi allo stato sociale previsti dalla legge di stabilità che – dicono gli organizzatori – metteranno in ginocchio quei servizi rimasti l'unico argine alla crisi per i cittadini. Con i lavoratori dell'Rsa, anche gli operatori degli asili nido, quelli della Multiss, ma anche l’Auser e il comitato dei parenti dei ricoverati.
«La qualità della sanità – spiega la segretaria di Cgil Fp, Luisella Maccioni – dipende anche dalla qualità dei servizi appaltati, dal rispetto delle regole e anche, e non è poco, dalla certezza della retribuzione per le lavoratrici interessate. In questo contesto nella rivendicazione nazionale si inserisce quella territoriale: stare davanti ai cancelli del Sole di Gallura ha il significato di portare all'attenzione della comunità gallurese le difficoltà delle lavoratrici della cooperativa La Fenice, che non ricevono stipendio da più di 4 mesi. Sono le sole a pagare una crisi aziendale senza sbocchi, una crisi che attanaglia la gestione del servizio della Rsa fin dal suo inizio, tant'è vero che alcune di esse, infermiere, operatrici socio sanitarie e amministrative, tutte con grande esperienza e capacità, per lo più appartenenti a famiglie monoreddito, persone che rappresentano il cuore pulsante della Rsa, hanno deciso di licenziarsi, stanche di lottare».
«Non abbiamo più motivazioni – dice una di loro, Monica – non vediamo uno sbocco e siamo stanche. Nemmeno i decreti ingiuntivi hanno sortito effetto perché l'azienda ha proposto ricorso e tutto si è bloccato. Perciò abbiamo preso questa difficile decisione». Spiega la Maccioni: «Una crisi nata da incapacità gestionali e da scelte a nostro giudizio non consone agli scopi ai fini di una cooperativa sociale. Solo lo spirito di abnegazione e la professionalità di tutti gli operatori ha garantito la continuità del servizio e continua a garantirla. Insomma, non sempre i lavoratori e l'articolo 18 sono all'origine della crisi italiana, il ministro Poletti dovrebbe ricordarselo visto che è stato presidente della Lega coop emiliana, ma anche le aziende spesso e volentieri hanno le loro fortissime responsabilità». Per la Figc la battaglia più grossa è quindi quella sugli appalti, per l'eliminazione dell'utilizzo del "maggior ribasso" e quindi per la predisposizione di appalti che possano garantire qualità, servizi, certezza della retribuzione, restando in costante sinergia con il sistema di welfare del territorio. Insomma – spiegano i sindacalisti – esattamente il contrario di ciò che propone lo Stato a colpi di spot.
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