Sì degli albergatori alla “tassa di sbarco”
Guadagna consensi la proposta di far pagare ai vacanzieri una quota una tantum integrata nel biglietto aereo o navale
OLBIA. La tassa di sbarco per l’ambiente fa il pieno di consensi in Gallura. La proposta dell’ex assessore al Turismo, Luigi Crisponi, di integrare una mini imposta, 4 euro, a ogni biglietto aereo piace agli albergatori. Una benedizione quasi scontata. La formula-Crisponi non è proprio originale secondo gli imprenditori dell’accoglienza galluresi. Il Consorzio degli albergatori di Olbia, insieme a Federalberghi, aveva già presentato una proposta simile sia al Comune sia all’assessore regionale al Turismo, Francesco Morandi.
Bocciata la vecchia formula. Il Consorzio non ha mai nascosto di essere contrario alla tassa di soggiorno tradizionale. Un obolo di qualche centesimo o di un euro per ogni giorno di permanenza in Sardegna. «Non ha senso applicare una tassa di soggiorno di questo tipo, in alcuni comuni sì e in altri no, e con condizioni completamente differenti – commenta Fabio Fiori, portavoce del Consorzio degli albegatori di Olbia –. Una babele che crea solo confusione. Il turista, soprattutto quello del nord Europa, ne resta frastornato». Il balzello di soggiorno vecchia formula avrebbe anche dimostrato di essere antieconomico per gli imprenditori e penalizzare solo le categorie dell’accoglienza in regola. «Con quel tipo di tassa di soggiorno vengono colpiti gli albergatori che già pagano le tasse e fanno una grossa fatica a restare sul mercato – continua Fiori –. Non certo il mercato del sommerso, delle seconde case in nero. Ma c’è di più. Questo balzello, così come è concepito, spesso ricade sulle spalle degli albergatori. Molti imprenditori, e in tal senso abbiamo raccolto molti esempi sul campo, pur di non perdere il cliente pagano di tasca la tassa di soggiorno. Da un nostro calcolo, per un hotel di 40 camere, l’albergatore rischia di pagare tra i 30 e i 50 mila euro all’anno. Una cifra molto elevata. Per una sola notte un euro non è una grande spesa. Ma per nuclei familiari con più componenti e per lunghi soggiorni diventa un esborso a cui si fa grande attenzione».
Sì alla tassa di scalo. Meglio una tassa di scalo per l’ambiente, diversa non solo nella forma dal vecchio balzello. Da applicare non per ogni giorno di permanenza sull’isola, ma come “pedaggio” di ingresso, in aereo o in nave. «La proposta di quattro euro di Crisponi forse rischia di essere troppo alta – aggiunge Fiori –. Ma inglobare la mini tassa una tantum nei biglietti aerei e navali è davvero l’unico modo perché tutte le persone che arrivano in Sardegna diano lo stesso contributo. In questo modo non si va a penalizzare nemmeno la categoria degli albergatori. In generale le tasse non aiutano il turismo, ma se deve essere applicata questa è la strada migliore».
L’incognita. Resta l’incognita del modo in cui questi soldi, incamerati con la tassa di sbarco dovranno essere ridistruibuiti sul territorio dalla Regione. «La classe politica dovrà affidarsi a dei tecnici che dovranno trovare un modo perché il flusso di denaro raccolto con la tassa regionale sia distribuito sui territori in modo equo e democratico» conclude Fiori.
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