La Nuova Sardegna

Olbia

Centri antiviolenza, polemica sui fondi

di Enrico Gaviano
Centri antiviolenza, polemica sui fondi

Una consistente tranche di finanziamenti a Prospettiva donna che ha avuto, con Nuoro, il carico maggiore di Sos

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OLBIA. «In questi anni i Centri antiviolenza dell'isola, tutti senza distinzione di territorio, sono divenuti un patrimonio fondamentale e insostituibile per contrastare il fenomeno, anche grazie al sostegno della Regione Sardegna che si conferma Regione modello in Europa nelle iniziative legislative e nell'attuazione di politiche contro la violenza sulle donne». Le parole sono di Patrizia Desole, presidente di Prospettiva donna, il centro in prima linea in Gallura da tanti anni nella battaglia contro la violenza di genere. Ma i fondi, nonostante l’impegno della Regione, sono pochi. Per il 2013 un milione di euro per 9 centri. E alla fine la polemica è partita. Ad accendere la miccia Donne al traguardo, una delle tre associazioni operanti nell’area del cagliaritano. Un sit in e parole dure contro la ripartizione dei fondi pronunciate da Silvana Migoni, la presidente del centro cagliaritano che ha puntato il dito contro i centri di Olbia e Nuoro che prenderanno (visto che i soldi non sono stati ancora erogati) la fetta più importante dei fondi stanziati dalal Regione.

Ora arriva la replica di Patrizia Desole. «Noi di Prospettiva donna – dice la presidente – esprimiamo preoccupazione in merito alle dichiarazioni rilasciate dalle rappresentanti di Donne al Traguardo, durante la protesta contro i nuovi criteri per la ripartizione dei fondi ai Centri antiviolenza dell'Isola, stabiliti dalla Regione. Nel loro volantino, infatti, si legge: "basta con le politiche di figli e figliastri, salviamo la rete antiviolenza della Sardegna contro la discriminazione delle donne del centro sud Sardegna." Inoltre la Presidente ha dichiarato: "sono stati premiati i centri del nord Sardegna che tengono le donne in collegio anziché farle rientrare a casa". Chiaro che queste dichiarazioni mistificano la realtà e creano contrapposizioni pericolose che non aiutano le donne vittime di violenza».

La Desole ricorda che « i centri antiviolenza dislocati su base provinciale accolgono le donne provenienti da tutta l'Isola, come stabilito dalla legge. In Sardegna il numero di donne che si sono rivolte ai Centri antiviolenza in questi anni è stato altissimo. In Gallura nel Centro Prospettiva Donna, dal 2009 al 2013 sono state accolte e sostenute nel percorso di affrancamento dalla violenza oltre 800 donne, molte provenivano da altre parti dell'Isola, anche su richiesta di altri centri e di altri servizi territoriali. Il problema non è dunque un fatto di "discriminazione delle donne del sud Sardegna" ma che in Sardegna e nel mondo le donne sono discriminate e subiscono violenza di genere. L'esiguità dei fondi ha spinto la Regione a ripartirli con una quota fissa uguale per tutti, quale contributo minimo alla gestione, e per il restante 60% in funzione delle donne e dei bambini ospitati e dei tempi di permanenza nella struttura».

Da qui la fetta più cospicua per Nuoro e Olbia, che hanno avuto il numero maggiore di casi. «Dai dati – dice ancora Patrizia Desole – si evince che i fondi sono stati ripartiti con equità tenendo conto del numero di casi che comportano maggiori oneri, quindi il problema non è il criterio, ma il fatto che ci sono pochi fondi. Alcuni dei casi delle donne accolte nella casa rifugio del centro Prospettiva Donna, come accade in altre strutture, sono stati valutati ad altissimo rischio, rendendo così necessaria una maggiore permanenza delle donne e dei bambini nella casa rifugio per motivi di sicurezza».

«In momenti come questi – conclude la Desole –, che vedono il diffondersi della violenza sulle donne in tutta la sua drammaticità, con numerosi casi di femminicidio, è quanto mai necessario collaborare fra i centri per creare una rete che davvero serva a risolvere il problema; che spinga il governo nazionale e regionale a dare priorità alle politiche per contrastare il fenomeno e dare sostegno alle vittime».

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