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Olbia

Il sindaco: «Casa Rossa, un atto dovuto»

Il sindaco: «Casa Rossa, un atto dovuto»

L’edificio sarà raso al suolo, era un abuso non sanabile. L’operazione ha effetti sul rush finale per l’acquisizione dei terreni

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OLBIA. Due mesi di tempo per demolire la super villa di Don Verzè. L’ordinanza con cui il Comune impone di smantellare la “Casa rossa”, lo stazzo con piscina in cui il padre del San Raffaele trascorreva i soggiorni galluresi, è un atto dovuto. Il primo tentativo risale al 2011. Ma è inevitabile che questa decisione abbia degli effetti sul rush finale dell’acquisto dei terreni su cui sorgerà il polo sanitario “Mater Olbia” firmato Qatar. Lo stazzo-villa sorge sugli ettari al centro della trattativa tra la Qatar foundation e i commissari liquidatori.

Il sindaco Gianni Giovannelli ridimensiona l’ipotesi che la demolizione sia una azione di pressione. L’atto del Comune contribuisce però a spazzare via ogni ipotesi speculativa sulla collina destinata alla costruzione del Mater Olbia. «La demolizione è un atto dovuto – conferma il primo cittadino –. Non c’è nessuna relazione con le vicende contingenti che vedono la Qatar Foundation in trattativa per acquisire quei terreni. Avevamo avviato già tre anni fa una prima procedura. La casa rossa è abusiva». Le irregolarità erano state riscontrate durante un accertamento del Comune nel dicembre del 2011. Al sopralluogo aveva fatto seguito l’invio di un rapporto alla Procura. «La Fondazione Monte Tabor aveva presentato una richiesta di sanatoria – aggiunge Giovannelli – che era stata esaminata e rigettata. Si tratta di un abuso non sanabile, per altro in una zona sottoposta a vincolo paesaggistico».

La Fondazione aveva però giocato la via della sanatoria per poter mettere sul mercato la villa con piscina e stalle, del valore di 3 milioni di euro. E recuperare soldi preziosi per pagare i debiti accumulati dal sacerdote-manager. Il rigetto dell’istanza da parte del Comune aveva spinto la Fondazione a rivolgersi al giudice amministrativo. Ora una nuova ordinanza di demolizione, gemella di quella di tre anni fa. «Il privato dovrà eseguire l’ordinanza a sue spese alla demolizione entro i tempi stabiliti dalla legge – conclude il sindaco –. Qualora non dovesse provvedere il Comune avrà due opzioni davanti. O provvedere all’abbattimento dell’edificio o acquisirlo al patrimonio comunale individuandone le finalità d’uso». (se.lu.)

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